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lunedì 20 aprile 2009

Questioni di feeling

Dopo due settimane di uso intensivo di Jolie Rouge (che ho portato a Udine e lasciato là per avere una fissa a disposizione da deicare ad un uso abbastanza specifico) sono tornato in sella al pursuit, e a mente fredda ho cominciato ad affrontare tanti piccoli ritocchi.

L'esigenza nasce da uscite sempre più lunghe e le aree su cui mi sono concentrato sono fondamentalmente tre:

- pedali
- sella
- manubrio

cominciamo con ordine:

1) ho cambiato le gabbiette. quelle che montavo, le classicissime in metallo da corsa mi davano qualche fastidio, sopratutto dopo un'oretta di pedalate più o meno spinte: credo che fosse dovuto da una combo di differenti fattori, tra cui scarpe non proprio ciclistiche, il mio piede che comunque ha una pianta abbastanza larga, e forse una posizione non proprio corretta sul pedale con una distribuzione non ottimale delle zone "bloccate". fatto sta che dopo un po' arrivavano formicolii e indolenzimenti.

mi sono concentrato quindi sulla "calzata" del piede.

avevo già provato delle gabbiette in plastica e, superate le iniziali reticenze verso il materiale, ne sono rimasto tendenzialmente soddisfatto. ho quindi preso un modello con doppio foro per il cinghietto. sulla fattura non mi pronuncio più di tanto perchè non sono un esperto. sembrano comunque discrete e sarà l'uso a sancirne la durevolezza.

con il foro doppio le cose sono cambiate in meglio: innanzitutto ingresso più facile della scarpa. inoltre, mettendo un cinghietto supplementare (ben stretto) sono riuscito a distribuire bene il bloccaggio e fin dalle prime pedalate cho notato un'ottima impressione di stabilità senza impiccare troppo il piede (con le conseguenze di cui sopra).

all'inizio pensavo che il doppio cinghietto fosse quasi un vezzo, invece mi pare che sia una soluzione molto comoda. anche qui saranno le uscite future a dare un responso più preciso in merito.

2) vorrei migliorare il comfort in sella. sto quindi provando vari modelli. mi accorgo sempre di più che la seduta è un nodo focale e per scegliere la sella giusta bisogna resettare la testa da qualsiasi velleità estetica e ragionare con un minimo di raziocinio, pena male a chiappe, palle o entrambe... anzi, invece che ragionare di testa è meglio farlo col culo! :D

la Iscaselle nera che montavo prima non era male in seduta, però leggermente larga sulle cosce. da qualche giorno ho tirato fuori una Italia che mi girava per casa: molto più stretta e bassa, però non mi soddisfa ancora, mentre sotto molti aspetti rimpiango la San Marco (con cui mi trovo molto bene) che ora monto sull'altra bici: la Concor potrebbe essere una delle scelte papabili. vorrei appena possibile provare la biga di Vic per vedere come va la famosa Unicanitor, e comunque credo proprio che smaronerò più di qualcuno per provare altri tipi di selle.

3) manubrio: settimana di test incrociati per trovare un giusto compromesso riser/manopole. la missione è quella di compensare la posizione del pursuit ottenendone una che permetta di sfruttarne il più possibile i vantaggi meccanici in corsa, evitando però affaticamenti di schiena e mani.

riser leggermente più basso recuperato in garage largo complessivamente 42 cm, manopole MHL. il riser è meno "curvo", le manopole (che dopo una serie di prove con vari tipi di fogge e materiali sono quelle con cui mi sono trovato meglio per quanto riguarda il compfort generale: morbide al punto giusto, ottimo spessore e grip) quindi stanno belle dritte e non seguono la curvatura (cosa che mi aveva dato qualche fastidio ai palmi). il manubrio è comunque largo, ma sinceramente non mi trovo bene con i riserini supercorti: preferisco stare bello piantato sul manubrio con la linea spalle-braccia solida e avere maggior controllo. per l'altezza siamo quasi al limite: più basso non si può (si avrebbe la postura ottimale per questo tipo di telaio, ma improponibile per un uso continuativo), la posizione è nervosa ma vivibilissima, il collo e la schiena non si affaticano neanche dopo qualche ora in sella e si lavora molto bene ed efficacemente con tutto il corpo.

ho voluto comunque recuperare il precedente riser, montato su una pipa cortissima (e provvisoria in attesa di una più decente). la posizione è così rialzata e arretrata. pensavo ad un uso più sciallo, ma in realtà è uno sfizio che mi sono tolto per montare le famose manopole a stelline! :D :D ebbene si, nel fare questa biga me ne sono battuto altamete le palle dell'estetica in sè per sè, quindi un tamarrata ogni tanto concedetemela!

e il crono? per ora preferisco il riser...

ho provato l'altro giorno il FIR a razze di NAOS. bella ruota, si sente subito la differenza. però non mi convince troppo: sono stato più che contento di rimontare la mia ruotina raggiata su cerchio a profilo basso! :D

i setting e gli upgrade quindi continuano inesorabili. diciamo che questa fase è, da un punto di vista, essenziale: se della biga si fa un uso limitato a spostamenti brevi è un conto, quando invece si comincia a stare in sella di più è meglio puntare alla funzionalità e comodità generale. da un altra prospettiva è anche divertente: provare vari componenti e soluzioni aiuta molto a farsi un'idea generale. anche questo è importante per trovare un assetto calzante.

giovedì 26 marzo 2009

Poser? Yes, I am!

Sarà che io sono un'anima un po' elementare e non mi piace fare troppe pippe mentali, però quando finisco di lavorare su una biga mi piace mostrarla, farla provare agli altri e sopratutto usarla. Diciamo che è un retaggio che mi tiro dietro da anni di inettitudine con i lavori manuali, e ogni volta che tiro fuori qualcosa di funzionante non mi pare vero e corro subito a metterlo in mostra.

Sono proprio scemo :p

Quindi, con buona pace di tante polemiche trite e ritrite beccatevi finalmente qualche foto decente del Faggin, che a parer mio oltre ad essere un gran mezzo è pure figa: ottima da ostentare ad aperitivi fighetti, occasioni mondane, esser fotografata in pose oscene e via discorrendo lungo la strada glamour del poserismo più estremo e della pornografia ciclofficinica d'avanspettacolo!

Per gli scatti devo ringraziare il buon Vincenzo che mi ha tirato fuori da questo loop di merdaggine fotografica che imperversava sul mio blog (non imparerò mai a fotografare decentemente...)

Jolie returns!

Mi piangeva il cuore a vederla completamente smontata e messa da parte (per ragioni di spazio).

Ho quindi riassemblato il telaio Ganna che ne è uscito fuori più rozzo che mai, nel pieno spirito che ha sempre contraddistinto quella bici.

In realtà mi serviva una biga per un uso molto preciso: fare km nel fine settimana. Niente traffico, slalom, pavè, rotaie. Un mezzo da puntare semplicemente verso una meta.

Ho raccolto quindi le poche, semplici idee di base che volevo perseguire e sono ripartito dalla versione testata alla I love Milano.

Innanzitutto solidità, manutenzione il più possibie semplice e zero sbatti: maltrattabile fino all'inverosimile.

Ho quindi cambiato la guarnitura con una giappa da corsa a perno quadro trovata a casa dei miei. rapporto 52/17, duro per tenere il passo: gli skid non sono previsti, d'ora in poi ci si affiderà ai freni e alle gambe.

Via anche le vecchie calotte in favore di un paio forate da corsa per registrare meglio il movimento centrale.

Ho smontato la vecchia ruota posteriore, raggiandola in terza sul mozzo flip flop Legnano che era sul Faggin. Confermati quindi i copertoncini su questa bici.

Torna la piega e la novità dei freni non è da poco: devo capire dove mettere le leve perchè risultino comode anche se credo che alla fine opterò per la classica posizione da corsa.

L'assetto comunque c'è, adesso ci vorrà ancora qualche sessione di ciclofficina per mettere il tutto a punto.

Ah, dimenticavo: il mozzo dietro corredato da un movimento libero d'ordinanza su un lato. Ebbene si, questa bici sarà convertibile: volevo una singlespeed (tralaltro per lo stesso scopo) e, non potendo farmene un'altra causa probabile fucilazione sul posto da parte degli altri condomini, prendo due piccioni con una fava.

Ho già fatto qualche test, sopratutto sulla linea di catena. Per fortuna le spaziature permettono un cambio perfetto senza lavorare di spessori, il che significa che posso passare da fissa a ss e viceversa ovunque in meno di un minuto.

Inzomma, tra un po' arriverà Jolie Rouge SS (SuperSpecial, o SigleSpeed?)!

martedì 24 marzo 2009

New rear wheel!

La settimana scorsa ho finalmente montato la ruota posteriore ufficiale sul Faggin. ebbene si, mozzo Gipiemme pista, basso profilo 36 fori su cerchio Nisi da tubolare: finalmente le ruote vanno in coppia!

Ho raggiato in terza cambiando i raggi (quelli che avevo utilizzato sulla ruota provvisoria erano vecchiotti e mi hanno dato qualche problema: tantè che ho dovuto fare una noiosissima sostituzione...) e il tubolare, tornando al Vittoria Rally. Finalmente la ruota è bella solida e, finita di raggiare, bella che "accordata": ancora ben lontano da fare lavori ad arte ammetto però di cominciare a prenderci mano.

Il mozzo gira che è un piacere, e finalmente ho provato l'emozione di montarne su uno perfettamente di misura: con il movimento centrale Gipiemme e la guarnitura Campa la linea di catena è venuta fuori perfettamente dritta come l'acciao di Hattori Hanzo.

Mi sono commosso.

Ho poi continuato a piangere come un vitello in corsa: la biga gira liscia come l'olio, il rapporto è perfetto e la meccanica, ora in pieno regime, risponde con estrema precisione ad ogni minima variazione impressa.

Adesso la bici è in sosta per una manutenzione generale e dopo pochi giorni in assetto definitivo posso tirare le conclusioni: sono molto, molto soddisfatto.

Il telaio è nato per altri scopi, ma la geometria è estremamente agile, permettendo manovre strette e risultando divertentissimo da guidare nervosamente. Complice anche la posizione di guida: a scapito delle apparenze è alta, per nulla affaticante, e il manubrio abbastanza largo permette di lavorare molto anche con le spalle.

Quello che mi piace forse di più è la reattività: gli spazi sono molto elastici, con un buon lavoro di accelerazione/decelerazione. Non sono un grande skiddatore e questa bici mi permette di trarre veramente il massimo dalla modulazione della pedalata sopratutto in ripresa decisamente immediata.

Seppur molto veloce come bici (chiede di esser lanciata), forse è proprio sugli allunghi che vado a perderci qualcosa: nata per una diversa postura, più cattiva e incisiva sull'anteriore, il 26 risulta leggermente alleggerito dall'assetto alto. Meno stabile, quindi, se lanciata al massimo rispetto a quando monto il crono (l'assetto generale tutto proteso in avanti permette anche di spingere come degli ossessi senza stancarsi, anche se noto una certa perdita di agilità nelle manovre strette), ma quest'ultima soluzione continua ad essere proibitiva per un uso quotidiano.

Per finire: una biga estremamente divertente e, sopratutto, utilizzabile tutti i giorni, a patto però che non si voglia una guida più tranquilla: per questo Gauge rimane il top per placidità e semplicità d'uso in tutte le situazioni in quanto biga-scazzo per eccellenza.

lunedì 9 marzo 2009

Oooooops!!

E vabbè, tutti si diventa vecchi... Diciamo che quel bel manubrietto cornuto, che tanto mi tiene vicino col cuore e la faccia alla ruota anteriore, alla fine, beh, si, effettivamente... diciamo che mi regala poi un una certa rigidità nell'affrontare serenamente la vita quotidiana una volta sceso dalla sella...

Ma con mossa felina, occhio di coguaro e furbizia di lontra ho trovato una soluzione a dir poco ovvia: cambiare il manubrio.

Ecco il nuovo assetto:

- settimana feriale: riser cromo bello alto con manopole belle comode. l'uomo torna eretto guida più felice, e la lira s'impenna!

-week-end festivo/grandi occasioni: manubrio crono di alta rappresentanza. quando l'uomo non deve curarsi d'altro se non di correre a testa bassa, è giusto che controlli da vicino, in marcia, se il pneumatico anteriore è in buone condizioni.

domenica 1 febbraio 2009

Gauge Remix

Visto che qui ricomincia a nevicare (governo ladro! -ma funziona anche se nevica questa imprecazione???) ho fatto giusto in tempo a fare una bella revisione di Gauge (mov. centrale, guarnitura, pedali, catena, pignone dietro) per ripulire da tutto lo schifo tirato su con le precedenti piogge/nevicate, eliminare un po' di ruggine che era affiorata qua e là, e per ingrassarla come una foca.

Pare una bici rinata, bella liscia e placida.

Avevo trovato un paio di vecchi parafanghi in metallo, un po' da ripulire ma belli. Porcapaletta non c'è stato verso di montarceli su! Preso dallo sconforto me ne sono fatto una ragione: riproverò con più calma. Intanto non ho fatto altro che verniciare gli attuali (visto che erano un po' rovinati, ma pur sempre ottimi e leggeri) in tinta con la bici.

Sembra sempre di più una bici "normale". Il che mi piace, perchè alla fine non ha nulla di anormale una fissa: semplicemente monta un diverso tipo di pignone. Gli unici due tocchi cafoni sono la sempreverde maxi-corona e il manubrio lasciato nudo, con i tappini iridati.

Per ora, visto che non ho neanche tanto tempo da dedicarci su e la Ganna in atttesa di esser riassemblata, procederò molto lentamente negli upgrade, che ormai sono ben poca cosa: un bel paio di manopole classiche (possibilmente blu), parafanghi e pedali da passeggio cromati. Direi che è più pazienza nel recuperare i pezzi giusti che altro.

Confermo le impressioni già esposte in precedenza: una bici pesante, bassa, lenta e docile. Comoda sul pavè, sul bagnato e perfetta per qualsiasi spostamento. Con i gommoni non si corre, ma almeno si va ovunque senza fastidi.

Svincolato dalle gabbiette (inutili vista la velocità di crociera media e il rapporto montato: un colpetto e si ferma subito) non ho vincoli sulle scarpe e sopratutto sono libero di mettere questo benedetto piede giù quando ne ho voglia, che tanto fare trackstand non è che nobilita l'uomo, nè me lo ha ordinato il dottore.

Sella larga, buon baricentro, braccia aperte e posizione eretta completano il tutto: non ci si stanca, si può uscire vestiti da lavoro senza sderinarsi o sembrare dei disperati quando si scende.

Insomma il sunto è uno ed uno solo: lo scatto fisso è divertente, un modo di pedalare su cui tanto si è parlato (e quindi inutile insistere), che può esser declinato in vario modo: io ho preferito scindere la bici versatile da qella assolutamente nervosa. Entrambe divertentissime a modo loro. Con una si corre, si skidda, si fa trackstand e via dicendo, con l'altra ci si muove in relax senza fretta. Con entrambe mi godo completamente la pedalata (e andare in bici) da diversi punti di vista. Scelgo quella che voglio in base al momento e alla necessità.

Adesso manca solo di vedere come rinascerà la cara vecchia Jolie. Sempre secondo l'ottica di assecondare il più possibile la natura del telaio, probabilmente si collocherà a metà strada: una bici sull'andantino mosso, ma senza rinunciare alla comodità e alla versatilità.

La butto qui: con buona pace di chi inorridirà all'idea (e tralaltro chissenefrega), quasi sicuramente ci piazzerò dietro un flip-flop con ruota libera da un lato, nonchè il freno anetriore d'ordinanza. Questo perchè vorrei una single-speed, ma per ovvie ragioni di spazio devo cominciare a rivedere il numero di bici che girano per casa: tale soluzione mi permetterà di avere due bici in una. E aggiungerei anche buonanotte al secchio!

sabato 24 gennaio 2009

Калинка!

Oggi, finalmente, il giro inaugurale. La ruota posteriore è ancora quella di emergenza, in attesa che sia finita quella vera propria, e (per pigrizia perchè già montato su) neanche il pignone è quello giusto.

L'impressione però è pazzesca: un cambio dal giorno alla notte... L'avevo già timidamente testata in fase di assemblaggio, ma non era mai del tutto serrata, quindi solo poche pedalate in cautela.

Oggi invece tutt'altro.

Qualche via presa in tranquillità giusto per prendere confidenza, molte soste per regolare sella e manubrio. Poi, trovato la giusta postura ho cominciato a prenderla molto più in scioltezza, e mi sono accorto che con questa bici non riesci a non spingere sui pedali. La posizione, la leggerezza... Insomma le gambe sembrano voler caricare da sole e mi sono ritrovato senza neanche farci caso a fare un bel giro tirato lungo la circonvallazione.

Nonostante un rapporto bello duro risulta essere ben più reattiva delle altre mie fisse morbide e l'impressione impugnando il manubrio è quella di avere una katana tra le mani: precisa, affilata, veloce.

Sono tornato a casa estremamente soddisfatto.

Adesso qualche nozioncina: il telaio è un inseguimento Faggin 55 x 58, per il quale devo ringraziare Pistamania e sopratutto Anna (visto che è stato il suo regalo di natale).

Movimento centrale Gipiemme; guarnitura e corona da 50 t Campagnolo; pedali Gipiemme Sprint (trovati in ciclofficina). Le gabbiettte e le cinghiette erano montate sui vecchi pedali della Ganna.

Serie sterzo Gipiemme; la pipa manubrio, abbastanza corta, è quella che montavo sulla Ganna prima dell'attuale, mentre il manubrio è un 3ttt.

Vecchi cerchi profilo basso per tubolare Nisi, arrivati direttamente dal velodromo e ampiamente snobbati (nessuno li vuole, quindi me li piglio io), mozzo anteriore Gipiemme flangia bassa, posteriore flip flop da pista Legnano flangia alta, ghiera in alluminio Campagnolo; pignone: provvisorio un 17 (come dicevo sopra per motivi di pigrizia...) che sviluppa un bel 79.4 x 17 punti skid, in attesa di metter su il pignone da 18 (75.0 x 9 di skid) che giace sulla mia scrivania vicino al mouse. Sinceramente devo ancora decidere il rapporto il (49/18 m'ispira..). Fatto sta che l'indecisione non mi ruba sonno, quindi farò con calma qualche prova.

Sella San Marco Laser (anche questa rubata a Jolie) e reggisella Gipiemme.

Dovrebbe esserci tutto. Me la sono montata con calma, senza fretta e con i componenti che volevo. Adesso manca solo una bella lucidata generale (quando ne avrò voglia) e qualche altro componentino per competarla: un mozzo posteriore pista flangia bassa Gipiemme (o Campagnolo), pedali da pista Gipiemme o Campa.

Per essere chiari subito: con la misura 58 mi trovo benissimo e non è troppo grande; si, lo so cosa sono i tubolari e voglio provarli. So anche la differenza che corre tra Gipiemme e Campagnolo.

Quindi direi chiusa qui ogni questione prima che nasca.

Di solito non bado al peso. Non bado a molte cose in realtà, però ieri per curiosità l'abbiamo fatto in ciclofficina: 8 Kg circa. Credo di non aver mai avuto una bici che pesasse meno di me...

Porterà un nome russo, perchè è rossa come il Viburno, e perchè assemblata in un inverno freddissimo e pieno di neve.

In realtà tutta la bici è completamente italiana dalla testa ai piedi (o dal manubrio alle ruote?), ma in fondo a me piacciono queste approssimazioni a spanne.

Una volta si faceva così, e si viveva sicuramente meglio.

domenica 4 gennaio 2009

Cafè Racer


Scusate ma ho fatto un po' di casini con i post! Per fortuna ho recuperato tutto ;)
Specifico pure che momentaneamente la bici è mezza smontata e di nuovo nella vecchia versione per carenza di pezzi legata a ciclopasticci paralleli, comunque quanto prima tornerà in strada in veste Cafè Racer (forse con qualche ulteriore upgrade)!

L'ennesima evoluzione interessa solo ed esclusivamente sella e manubrio, ma il risultato è tale da stravolgere un po' tutto. Già da un po' volevo che la mia bici preferita, ormai l'unica (per ora) circolante fosse il più possibile comoda per girare in città, versatile e facile da portare anche bardato in giacca e cravatta.

Via quindi piega e pipa e largo ad un manubrio da passeggio da donna: posizione arretrata, schiena eretta e braccia più larghe. Manopole nere in gomma e sella nuova, anch'essa nera: più larga e imbottita rispetto alla San Marco che ora trova altra collocazione, senza rinunciare alla sua anima corsaiola, vista la provenienza pistaiola.

Queste due note di nero mi piacciono un casino sul telaio lasciato a nudo.

Confermato il 52/22, combinazione con cui giro bene in assoluta tranquillità vista la maneggevolezza.

Ho rubato dall'ambito motociclistico l'etichetta "cafè racer" per intitolare questo post e definire meglio la nuave veste della piratessa. E' una definizione abbastanza strana, anche perchè non facilmente inquadrabile. Diciamo che è un modo di intendere la moto nato un bel po' di anni fa in Inghilterra: moto veloci, sbruffone e casinare, spesso derivate da numerosi taglia e cuci su vecchi modelli o addirittura assemblando componenti di diverse maestranze, ottenendo così ibridi tanto belli ed eleganti quanto assurdi. I vecchi motard alla Marlon Brando, con tanto di brillantina e chiodo in pelle o giaccone da aviatore si sfidavano in gare cittadine (ricorda qualcosa?) e si davano appuntamento presso bar e pub, da qui la definizione Cafè racer.

Gli anni passano, e il fascino per queste moto nude, sportive e molto cool diventa moda allo stato puro e le case produttrici cominciano a valutare lo stile commercializzando modelli anche di grande successo: sono un terreno ottimo per i poser del motociclismo, i famosi bulli da bar di paese.

Ma gli appassionati restano, e di fianco alla massa rimangono gli eredi dei motard inglesi che fanno delle CR una vera e propria filosofia di vita, dando spazio ad una branca del custom molto interessante.

Orbene, tutta questa pappardella per dire che quando ho dato il colpo d'occhio globale alla mia bici dopo queste 2 piccole modifiche mi è tornato in mente quando da ragazzino rimanevo affascinato dalla CR che vedevo sulle riviste specializzate o quando seguivo i miei genitori ai motoraduni.

Naturalmente la cosa è meno sborona di quanto possa sembrare: semplicemente, in maniera molto più casereccia e, sopratutto, per puro caso credo che mi sia venuta fuori una bici che inconsapevolmente incarna molti di quegli aspetti: pezzi recuperati a destra e a manca, spesso incoerenti fra di loro, spesso vintage, assemblati a forza cercando di ottenere qualcosa buono per correre. Ma anche la semplicità, l'eleganza del ferro lasciato nudo, delle imperfezioni e degli sbuffi di grasso intorno a movimenti e mozzi.

Per ultimo il fattore moda: si è discusso ultimamente di questo aspetto. Volevo anche io aprire un post in merito, però poi ci ho ripensato e ne approfitto per dire la mia qui, prendendo spunto da quanto ho detto prima: come le CR la mia bici incarna una moda, una moda nata però a partire da un contesto preciso, perpretata da appassionati ed infine cavalcata negli anni dai famosi poser, modaioli o chicchessia.

Quindi tanto vale ammetterlo e pace: la fissa è tale e quale. C'è chi la vive perchè è la moda del momento e fa figo, e chi invece ci va in giro ogni giorno senza seguire blog, siti o partecipare ad alleycat o conoscere altri fissati, chi ci va da 30 anni e chi ha cominciato una settimana fa e la sua unica preoccupazione è il tanto famigerato freno davanti.

Secondo me è inutile creare distinzioni, polemiche, discussioni dai toni accesi. Come è inutile fare a gara su chi è arrivato prima, dopo o durante, chi è duro e puro o chi tra un mese metterà una Cinelli nuova di pacca in soffitta. Appassionati, dilettanti allo sbaraglio e poser... chissenefrega, l'importante è divertirsi e non prendersi mai troppo sul serio, ci sono già troppe rotture di balle da affrontare ogni giorno!

lunedì 22 dicembre 2008

Калинка?

Калинка, калинка, калинка моя! В саду ягода малинка, малинка моя!

Ах, под сосною, под зеленою, Спать положите вы меня! Ай-люли, люли, ай-люли, Спать положите вы меня.

Калинка, калинка, калинка моя! В саду ягода малинка, малинка моя!

Ах, сосенушка ты зеленая, Не шуми же надо мной! Ай-люли, люли, ай-люли, Не шуми же надо мной!

Калинка, калинка, калинка моя! В саду ягода малинка, малинка моя!

Ах, красавица, душа-девица, Полюби же ты меня! Ай-люли, люли, ай-люли, Полюби же ты меня!

Калинка, калинка, калинка моя! В саду ягода малинка, малинка моя!

lunedì 24 novembre 2008

Jolie Rouge (versione 3.6)


Eccoci qui: siamo ad una nuova versione di Jolie Rouge! ok, le foto fanno schifo come al solito.. allla fine ho deciso di rifarle di nuovo nello stesso posto e alle stesse angolazioni per mostrare meglio le differenze con la precedente versione ;)

Questo giro gli upgrade sono significativi, perchè la bici ne esce fuori con importanti modifiche sia estetiche che tecniche.

Riassumo qui di seguito tutte le novità in maniera sistematica, riprendendo anche quanto preannunciato nei post precedenti:

- reparto ruote: sui vecchi cerchi in alluminio ho montato dei mozzi da corsa vintage a flangia alta, raggiando in terza il posteriore e radiale l'anteriore. Viste le condizioni ormai limite dei copertoncini ne ho presi di nuovi, questa volta 23 mm. questo fondamentalmente per due motivi: ovviare la maggior rigidità delle "nuove" ruote (la differenza, sopratutto nell'anteriore, ora si sente veramente molto); secondariamente mi sono reso conto che i cerchi in questione, visto che sono abbastanza larghi, non rendevano bene con i 19 mm, creando qualche problema in curva e a basse velocità. visto che i 19 mm però sono ottimi quando si tira (in particolar modo su un buon manto stradale), adotterò sicuramente di nuovo questa soluzione il momento stesso in cui cambierò i cerchi con un modello più stretto (e magari anche con profilo medio/alto). Sto guardando con interesse alcuni modelli Ambrosio, che non costano follie e più di qualcuno mi ha detto di trovarsi bene. Comunque se ne riparla più in là!

- reparto trasmissione: ho montato una catena Miche Pista. 2 invece i pignoni: un 22 e un 18. nel primo caso il rapporto 52/22 sviluppa 63,8" con un range di skid niente male. E' senza dubbio divertente, reattivo e comodo in città. lo terrò senzaltro come pignone da passeggio ad uso quotidiano, ottimo anche per farsi le gambe, raffinare bene la tecnica di skid e surplace. il rapporto 52/18 invece sviluppa 78,0": più duro ma non spaccagambe, indispensabile per avere la bici più veloce in assetto da pedalate lunghe. al momento la bici è montata così per l'alleycat. con questi due rapporti mi trovo bene, e preferisco non cercare per ora la via di mezzo montando di volta in volta ciò che mi serve, anche se ne viene sacrificata la funzionalità. la soluzione migliore infatti sarebbe un mozzo posteriore flip-flop, ma per ora siamo fuori budget e se ne riparla, insieme ai cerchioni, più avanti.

- reparto sella: tornato a casa Michele mi ha rifornito di qualche pezzo molto interessante (tra cui un telaio su cui mi dedicherò a breve), tirando fuori da una cesta piena selle una San Marco Laser che ho immediatamente montato su un reggisella Stronglight. E' dura, stretta, vissuta e, secondo me, bellissima! Ci stavo pensando già da un po' a cambiare la posizione di guida e dai primi giri la resa ora mi sembra nettamente migliorata: più alto sui pedali, meno ingombro tra le cosce, assetto generale più comodo quando sono piegato sulla parte bassa del manubrio. è invece da cambiare il bloccaggio del reggisella al telaio, visto che quello attuale non va per nulla bene.

un'ultima considerazione prima di elencare in breve i dati della bici: ho recuperato una pipa manubrio da corsa e, visto che al momento a parte il manubrio ho praticamente cambiato tutti i pezzi che avevo smontato da Gauge per mettere su strada questa bici da subito, è molto probabile che la rimonterò a breve, tralaltro cercando, questa volta, di assecondare la sua indole da bici da passeggio. sto infatti solleticando l'idea di un manubrio bello comodo e parafango posteriore!

Telaio: Ganna
Verniciatura: ferro lasciato nudo senza protezione
Cerchi: Maccari da 28 in alluminio
Mozzi: corsa vintage a flangia alta
Guarnitura/pedivelle: corsa vintage 52 denti a chiavelle
Movimento centrale: calotte + gabbiette cuscinetti + perno da 140 mm per chiavelle
Pignone: 18 denti x 1/8" filettato; 22 denti x 1/8" filettato
Catena: Miche Pista
Reggisella: Stronglight
Sella: San Marco Laser

domenica 9 novembre 2008

Jolie Rouge (versione 2.1)

Eccoci qua dunque: la bici funziona perfettamente. Adesso che ho registrato bene mozzi, movimento centrale, sterzo, campanato e allineato la catena come si deve risulta estremamente stabile, veloce e silenziosissima.

I prossimi lavori saranno semplicemente degli upgrade per consolidare ulteriormente la bici: mozzo posteriore pista, pignone più grande, catena, copertoncini e camere d'aria nuovi (sempre da 19).

Alcune considerazioni: la guarnitura rimarrà questa. Lo so è un 52. Sì, è a chiavella. Però 1) questo è quello che passa il convento 2) questa soluzione mi permette di smontare tutto velocemente per la manutenzione senza l'estrattore 3) mi piace questa guarnitura.

Il 52/15 - spaccagambe è, per ora, una soluzione momentanea in attesa di comprare i componenti. certo per girare in città servirebbe qualcosa di un po' meno estremo, ma ne sto apprezzando moltissimo la cadenza sui percorsi lunghi e veloci. Mai avuto problemai di sorta a frenare, fermarmi, rallentare. E' duro, durissimo, ma non impossibile.

Devo ancora capire cosa mettere dietro. Il 18 non mi dispiace, sto facendo alcune prove e mi trovo bene. Soluzioni a maggiore dentatura sono quasi impossibili da trovare...

Sono inoltre contentissimo di aver tolto la verniciatura. la bici così ha molto più carattere e mi piace di brutto: è proprio un pezzo di ferro!

venerdì 7 novembre 2008

Upgrade #2: movimento centrale/vernice

Ho schiavellato di nuovo, questa volta con danni.

Ho smontato il movimento centrale per cambiare cuscinetti (quelli che avevo su erano trovati al volo in ciclofficina e non erano in buono stato...). Gli eventi sono precipitati: la chiavella sinistra era incastrata male, ma teneva, quella destra mi ha fatto dannare: lima, martellate, imprecazioni. La guarnitura non ne voleva proprio sapere di tornare al suo posto.

Di tutta risposta ho avuto in regalo l'ennesimo incrocio tirato dritto: si è spaccata la chiavella destra di colpo e mi sono trovato come un fesso con entrambi i piedi ingabbiettati paralleli al suolo. Meno male che era verde, l'unico problema era aspettare di fermarmi con calma senza ammazzarmi con pavè + rotaie + bagnato.

Sono tornato a casa a piedi e meno male che ho fatto un bel pezzo di strada chiacchierando con un signore che, incuriosito dalla mia bici, mi ha raccontato della sua passione per le BDC vintage.

Almeno ho sbollito la rabbia.

Smontando il movimento centrale ho pure scoperto che il perno si era leggermente piegato. Ho comunque preso in mano la situazione: nuovo perno, leggermente più largo, nuova calotta e pedivella sinistra, chiavelle che finalmente entrano come si deve. La bici ora gira come un fusetto, non dico perfetta ma quasi. Sembra tutto solido al punto giusto, e la critical mass mi ha dato ragione: nessun problema anche tirando.

Visto che c'ero ho anche rimosso la vernice, che mi srava facendo andare fuori di melone.

Adesso la bici è tornata grezza, che più grezza non si può.

Grezza e funzionante.

Scene di vita quotidiana

Jolie Rouge (nella sua ultimissima versione) e la Gloria di Nephasto in "garage" per la messa a punto: ovvero in salotto.

Il terzo coinquilino chiede se può pagare di meno di affitto visto che non ha una fissa e quindi non può utilzzare il "garage" in casa ;)

domenica 2 novembre 2008

Upgrade #1: nuove ruote

Soddisfatto? Abbastanza.

Il tempo sembra essere sempre troppo poco, comunque ho finalmente cambiato le ruote sulla nuova fissa. Il nuovo assetto è per me una novità: cerchi in alluminio e copertoncini da 19.

Volevo montare 23, ma alla fine ho assecondato la "storia" delle ruote: originariamente, quando le ho prese in consegna, montavano copertoncini Vittoria da 19, decisamente massacrati. Avendone trovati di uguali in ciclofficina (stesso modello), usati ma con il battistrada in buono stato non ci ho pensato due volte.

Pensavo peggio in termini di compfort: la bici ora è molto, molto più rigida, anche se l'incrocio in terza dei raggi allevia un po'. Non mi dispiace però: sembra filare molto bene, anche se devo abituarmi a questo nuovo assetto.

Pignone e ghiera di fissaggio sono entrati belli comodi nel nuovo mozzo posteriore, decisamente meglio rispetto al precedente che aveva una filettatura esigua (tantè che la ghiera mi ha abbandonato ad un certo punto...).

Ho avuto invece di nuovo bei problemi a ritrovare l'allineamento della catena: sembra che questa bici non ne voglia propio sapere di accomodarsi facilmente alla pedalata!

Comunque diciamo che in linea di massima ci siamo. A questo punto, finalmente circolante con l' assetto definitivo, vorrei semplicemente lavorare sui particolari: cambiare i cuscinetti della serie sterzo, quelli del movimento centrale e montare calotte nuove. Inoltre devo assolutamente cambiare la chiavella della pedivella sinistra. Tutte cose che posso fare con calma pian piano.

Ho anche dato una prima campanata per raddrizzare la situazione ruote, ma ho dovuto farlo in fretta e furia per mancanza di tempo, quindi dovrò sicuramente ripassare entrambe. A proposito: vorrei costruirmi un centraruote con una vecchia forcella, per fare questo lavoro a casa in tranquillità.

Le vere note dolenti vengono, invece, sempre dal reparto verniciatura: dopo pochi giorni di utilizzo, parcheggio e manutenzione sono comparsi numerosi segni e ammaccature, molte di più rispetto allo spray. Il colmo è stato tirare giù la fissa dal reggibici in ciclofficina: la vernice completamente scrostata, tant'è che con sacrosanta pazienza ho ritoccato (o meglio: il cambrone ho dovuto proprio ripassarlo tutto).

Vediamo come evolve: se è davvero così delicata tanto vale veramente riportare il telaio a nudo e ogni tanto carteggiare... Il tempo mi dirà quale delle due soluzioni è quella che richiede meno manutenzione.

giovedì 30 ottobre 2008

Test drive #2: tutto ok

la bici funziona. Sistemati un paio di spessorini, rivisto qualche bullone, preghierina prima di partire... insomma va: la catena non gratta e sembra tutto a posto.

Partendo per il test drive "serio" avevo qualche dubbietto, visto che l'ultima volta mi è saltata la catena due volte, una delle quali mi ha regalato l'emozione di un rosso sparato a ruota libera (forse mettere un freno finchè la bici non è a punto non è una cattiva idea...).

Invece fila.

Il rapporto 52/15 imbruttisce parecchio, ma è una scelta pigra in attesa di andare a pigliare un pignone più umano. Poi non ho manco voglia di smontare l'attuale, visto che tutta la ruota posteriore così com'è andrà direttamente a Nephasto per la sua nuova fissa. C'è da dire che ho tirato due allunghi degni di nota: la bici è nettamente più veloce e ignorante, e la posizione di guida è tutt'altro che rilassata: mi piace!

Mancano solo le ruote nuove, quindi: è giunta l'ora di campanare a festa!

mercoledì 29 ottobre 2008

Jolie Rouge (versione beta)

Una piccola anticipazione: in realtà non ho proprio saputo resistere alla tentazione di fare una foto ai limiti della decenza!

Eccola qui, nella sua versione provvisoria, però sembra funzionare questa volta! Provvisoria perchè devo cambiare il pignone posteriore, montare su le ruote con cerchi in alluminio e copertoni da 23, nonchè sostituire i pedali (con questi non mi trovo tanto comodo...). Inoltre devo fare ancora un paio di lavoretti, ma direi che, tutto sommato, la visione d'insieme è questa.

Ricapitoliamo:vecchio telaio Ganna trovato completamente coperto di ruggine, riportato interamente a ferro nudo ed infine, dopo molti tentennamenti, riverniciato con vernice gel da esterni (grigio grafite ferro antico). Nella foto sembra nera, in realtà è proprio un bel grigione scuro, al tatto molto ruvido. Insomma, una vera e propria vernice grezza da tubatura degna del più becero scantinato! Ho abbandonato il progetto originale di lasciare il telaio nudo, per una questione di praticità, visto che al momento questa è la mia unica bici su strada.

Ho lasciato a ferro i forcellini posteriori e le giunture sul cannotto di sterzo, tirate a lucido così come il fregio ormai consunto. Su una giuntura, in bella mostra, il numero di telaio, lasciato volutamente scoperto. Tutto l'avantreno, nonchè la sella provengono dalla mia vecchia fissa. Una vecchia ma perfetta guarnitura da corsa 52, movimento centrale (calotte, couscinetti e perno) di recupero, ruote, per il momento, quelle dell'altra bici, in attesa che siano pronte quelle nuove, decisamente più leggere.

Di nuovo una conversione, di nuovo un mezzo tecnicamente poco esigente. In realtà sono perfettamente alla pari col percorso che mi sono prefissato: sto risolvendo i grossi problemi di peso della precedente bici (non sono un maniaco in questo senso, ma realmente era pesante da portare su e giù per le scale di casa); ho optato per un secondo telaio più leggero, stretto e mirato, anche se non ancora estremo; più cura nella scelta dei componenti, anche se non ancora di gamma alta.

Insomma, aspettando di vedere come si comporta nella quotidianità, credo di aver messo in piedi una conversione che potrebbe essere un buon trampolino di lancio verso lavori man mano più di qualità: tutto sommato mi pare di essere sulla strada giusta, sto imparando molto e al momento questo è un risultato che si adatta bene alla mia ancora acerba esperienza in fatto di meccanica. Un buon motivo per non fermarsi qui e fare sempre meglio.

In definitiva rimango fermo sulla mia opinione: non mi va di spendere un patrimonio in pezzi buoni da assemblare se prima non imparo a farlo, a capire cosa fa la differenza e come si risolvono i problemi. la cara vecchia nave-scuola è quindi d'obbligo. Nel mio caso una nave pirata! ;)

Il nome? non può che essere Jolie Rouge, quindi, da tanto è bastarda 'sta bici: mi ha già messo KO per terra, mi ha pure lasciato a piedi e il telaio ha geometrie diverse che sinceramente non ho ancora capito (l'asse del movimento centrale è più alto, inoltre la posizione di guida è più distesa complice un cambrone più lungo a parità di altezza uguale al precedente telaio).

Inoltre continua ad essere tutto un rattoppo di materiale da recupero, in piena filosofia low cost che a questo giro ha toccato vette degne del più alto virtuosismo barbone.

Però ha quel fascino neo-retrò che tanto mi piace...

domenica 26 ottobre 2008

Test drive #1: rewind

Primo test sulla nuova bici fallimentare.

L'ho assemblata, ma si sono presentati puntuali un bel po' di problemi. Innanzi tutto il movimento centrale ha cominciato a fare tantissimo gioco. Con santa pazienza ho smontato tutto, cambiato il perno ed eliminato, tra bestemmie e sigarette, il problema.

La linea di catena sembrava a posto, invece si è rivelata una catastrofe di scricchiolii, grattate e rumoracci secchi vari: costanti, alternati, ritmici, ricorrenti in 4/4 financo in tempi dispari. Insomma quel bel silenzio che caraterizza una fissa ha lasciato il posto ad una fanfara degna di una festa paesana. Nei giri di prova facevo più casino di una scuola di nacchere nel giorno dei saggi.

A nulla sono serviti spessori, spessorini, parole dolci, minacce, calci.

Sconsolato ho preso la via del council of doom in condizioni pietose, rimandando il lavoro al prossimo giorno utile, quando nell'ordine: 1) sono caduto da fermo proprio davanti la ciclofficina (avevo appena finito di dire "ma sì le fisse sono divertenti, basta prenderci la mano!") 2) in marcia ho spaccata la chiavella della pedivalla sinistra 3) giusto pochi secondi prima che la bici divenisse quasi inutilizzabile ha ceduto pure la filettatura del mozzo in prossimità della ghiera di fissaggio, che è saltata via (entrava filo filo..).

E così, morale a terra e ginocchio dolorane ho preso la via di casa.

Per non rimanere a piedi ho rimontato in un quarto d'ora la vecchia fissa, che ora se ne sta bella comoda e felice in corridoio in attesa di esser ricollocata in rastrelliera, forte anche di un paio di modifiche: ho cambiato la posizione del sellino e montato la forcella dell'altro telaio, cosa che ha sistemato i grossi problemi che aveva di avantreno (montava una vecchia forcella bacchetta storta, e il movimento stava cedendo). Ora pare definitivamente solida sotto ogni aspetto.

Per la nuova fissa tocca quindi rimandare, e sopratutto fare un piano preciso dei lavori da fare.

venerdì 24 ottobre 2008

L'ultima corsa di Gauge (per ora)


Ho smontato completamente Gauge. Adesso il telaio blu, con solo la guarnitura attacata, mi guarda triste triste dal terrazzo, dove è stato provvisoriamente appoggiato in attesa di nuovi ordini.

Devo ancora decidere se riporlo via oppure rimetterlo in strada, magari passandolo a qualche amico che vuole provare la fissa.

La scelta è stata obbligata: praticamente tutti i componenti sono stati montati sulla nuova creatura, che entro domani dovrebbe essere su strada nella sua veste provvisoria, in attesa di sostituire man mano i pezzi che servono.

Queste settimane la bella in blu mi accompaganato in giro per la città e periferia in largo e in lungo, svolgendo sempre il suo dovere, però ora è tempo di upgrade: il nuovo telaio mi piace tantissimo, è più leggero e ha una geometria diversa che non vedo l'ora di provare.

Ieri sera l'ultima uscita ufficiale: la mia prima critical mass insiema a Giorgio. Molto divertente: si sono macinati un po' di Km in un clima più che festoso. Esperienza assolutamente da ripetere.

Nonostante la mia Gauge in fondo non fosse nulla di che mi sono accorto che più di qualcuno ci buttava l'occhio con interesse: sarà stato quel suo maledetto fascino neo-retrò!

L'ultima corsa, quindi, per ora... Però una gran bella biciclettata che le ha reso gloria.

Domani si riparte da zero.

Chissà che nome le darò?

mercoledì 24 settembre 2008

Bilanci

Posso arrischiarmi ad un primo giro di bilanci su Gauge. Ormai è qualche giorno che ci giro, tralaltro battendo parecchia strada, sia nel traffico intenso che lanciato su allunghi liberi da qualsiasi ostacolo.

Quello che mi piace di più è la posizione di guida. E' forse questo il mio miglior risultato considerando gli obbiettivi che mi ero posto costruendola.

Volevo una bici che non fosse estrema, questo perchè non ho ancora un grado di manualità e conoscenze tali da tirar fuori qualcosa di raffinato. ma anche perchè io stesso ho bisogno al momento di un mezzo che mi permetta di imparare ad esser ben padrone dello scatto fisso.

Sono partito quindi con questa idea: una bici da passeggio che avesse quella giusta marcia in più, budget ristretto e possibilità di farci sopra tutti i pasticci necessari per imparare un po' di rudimenti. La cosa è servita molto, perchè adesso ho già una serie di esperienze dirette viste le cazzate che ho combinato assemblandola: ho imparato cosa evitare di fare quando si maneggia una bomboletta spray, un seghetto da ferro, che devo fare un buon ripasso sulla campanatura e molte altre cose.

Dicevo dei risultati ottenuti. Beh posso dire che bene o male devo ritenermi abbastanza soddisfatto: il rapporto scelto (42/15) è molto buono per me, permette una certa agilità e non si ferma sulle piccole salite. Riesco a mantenere una velocità di crociera sull'andantino mosso, insomma un passeggio con brio, ma senza esagerare.

La posizione è ottima, ho praticamente risolto tutti i fastidi che avevo con la MB: la sella è abbastanza avanzata, e ciò aiuta la cadenza sui pedali, mentre la pipa, corta e comunque non troppo bassa, tiene il manubrio in una posizione tale che la schiena non è mai troppo sollecitata.

La piega è stata un vezzo che mi sono tolto (dannato complesso di non averne mai avuta una da bambino...), anche se effettivamente la preferisco al baffo che avrei dovuto mettere per rendere omaggio alla vera vocazione da passeggio di questa bici: ho così a disposizione due differenti assetti.

Con le mani poggiate sulla parte orizzontale ho la schiena ben eretta, e anche con un peso sulle spalle neanche l'ombra di un indolenzimento.

Con le mani sulla piega riesco ad ottenere una guida più nervosa e divertente. Non essendo sdraiato completamente sulla bici magari l'aereodinamica scarseggia, ma anche qui la schiena ringrazia.

Per uno come me che ha qualche problema questo è tanto, tantissimo. A ciò si aggiunge la sella: 7 euro degni di nota. Sulla MB accusavo forti indolenzimenti a livello inguinale. Adesso invece, avendo una zona posteriore aperta a ventaglio, appoggio meglio il peso. Le molle poi aiutano sul fondo sconnesso.

La soluzione no-brake è stata una scelta tranquillissima: avendo già esperienza con fisse e contropedali ho preferito partire sin da subito con una regolazione della velocità e delle frenate tutta a gambe e testa. Al bisogno blocco la ruota, ma è un'eventualità che mi è capitata di rado su ostacoli imprevisti.

Le gabbiette invece mi hanno dato qualche problema: ottima la resa sulla pedalata, molta sensibilità in più e anche sicurezza nelle manovre improvvise. Ci sto litigando un po' invece nelle partenze: devo ancora imparare ad infilare il piede libero a botta sicura. Questione di abitudine.

Per ora posso dirmi soddisfatto quindi. Manca ancora qualche piccola messa a punto, ma direi che la bici va bene così com'è.

Per il futuro? tante cose in testa... sto cominciando a pensare a qualcosa di più nervoso e veloce, componenti mirati e un peso complessivo minore. Vediamo un po' cosa verrà fuori: l'inverno è freddo e lungo, ci vorrà pur qualcosa per ammazzare il tempo libero mentre fuori nevica ;)

lunedì 22 settembre 2008

Gauge

Il rudere di una citybike buttato via. Ho liberato il telaio da tutto e ricominciato da zero: ridurre, smontare, segare, limare, riverniciare...

E poi tutto è stato molto più semplice, c'era ben poco da aggiungere: una vecchia guarnitura da 42, dei pedali, gabbiette, 2 cerchioni di recupero, una finta sella brooks da 7 euro, pipa , manubrio e catena. Lo stretto necessario insomma.

Questa è la prima fissa costruita da me. Ben poca tecnica, un risultato estremamente semplice, però perfettamente funzionante. In fondo questo volevo, e la cosa che più mi è piaciuta è stato proprio perseguirlo: osservare, imparare e olio di gomito.

Ogni songolo elemento è stato riupulito, sistemato e ingrassato.

Ogni singolo elemento serve a qualcosa.

Tutti insieme servono quotidianamente a muoversi in giro per la città.

Nulla di più semplice insomma.