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venerdì 4 dicembre 2009

Piove (governo ladro)

In realtà il nostro governo non è solo ladro, ma forse è meglio non pensarci altrimenti la depressione arriva a mach3...

Mi ostino ad andare in giro con una giacca leggera e i guantini estivi. Il fantastico k-way rosa-poser giace nell'armadio in segno di protesta verso la pioggerellina anemica e svogliata che non è abbastanza cazzuta da infradiciarti, ma sufficientemente bastarda da farti una bella striscia bagnata su culo e schiena quando smonti dalla biga.

Meglio il nubifragio dell'altro giorno: mr. Fixednus ne sa qualcosa :D

Ebbene sì, noi fissati udinesi ci siamo, profilo basso e silenziosi, ma ci siamo: e come gli altri facciamo tutte le cose da fissati: spritz, kebab e discorsi filosofici su catene e copertoncini! Però tutto meno glamour e più alcolico.

Mentre le priorità vanno tutte alla casa che ormai sta per prendere la certificazione di qualità dalla mammina per soluzioni adottate consone ad una vita adulta, la mia povera fissa cade a pezzi. E io con lei, dato che mi deprime vederla così e non aver tempo per metterci le mani su a dovere.

Bramo che arrivi il natale per regalarmi (meglio ancora se me lo regalano! :°°°D) qualche componente nuovo, mentre ad ogni scossone sul sampietrino raggelo per la samba di scricchiolii che arrivano dal mozzo anteriore, ormai alla frutta, e dai gemiti di pietà della guarnitura che grida vendetta ad ogni decelerazione...

Passeranno i vari dolori? Boh, intanto qua mi sto perdendo un sacco di alleycat, e la cosa mi fa girare le palle da morire...

giovedì 12 novembre 2009

La questione dei freni pt. 2

(ovvero il mio periodo di crisi con la Gipiemme)

ecco un post più ad uso e consumo di chi conosce me e la mia bici un po' più da vicino. Chi si ricorda dei problemi a regolare i freni subito prima della Pedala Milano alzi la mano!

Bene, ultimamente ho riscoprto il brakeless a tutto tondo. Dopo aver decantato le lodi di avere due freni su una fissa, esser stato rigorosamente preso per il culo da grandi e piccini e aver carezzato l'idea di aggiungere pure un freno a mano, ho dovuto smontare tutto.

Effettivamente poco tempo fa mi sono deciso ad indagare sulle anomalie che interessavano l'impianto frenante, rendendomi subito conto che (in seguito alla caduta) il meccanismo di rinvio della leva destra era sbriciolato, mentre la sinistra stava su grazie al nastro manubrio, dato che il bullone per fissarla era spezzato.

Si compie così a utto tondo la maledizione Gipiemme che, abbattendosi su di me a colpi di scure gridando sfigaaaaa, mi ha falciato via in un colpo ben tre componenti: pedali, guarnitura e leve freno.

Non male direi, vero?

Al momento quindi la Blackmagic gira brakeless, in attesa di nuove leve (quelle che mi piacciono costano veramente un botto). In realtà necessiterebbe pure di guarnitura e ruote nuove, ma questo è un altro discorso ;)

martedì 10 novembre 2009

Diario di bordo

Purtroppo ultimamente sono rimasto un po' indietro: a causa della connessione poco user-friendly non riesco a seguire bene tutte le news su blogs e forum. In più una serie di impegni pressanti mi costringono a rinunciare ai ghiotti eventi di questo periodo :(

C'è un lato positivo però: ultimamente sono parecchio sulla strada, e da un certo punto di vista la cosa mi ha portato a rivalutare molte cose sulla bici a scatto fisso.

Innanzitutto è cambiato notevolmente il mio modo di pedalare. Nella grande città facevo meno spostamenti, bilanciati da un maggior numero di km su vie ad alto scorrimento, spesso molto trafficate.

Adesso, nella piccola cittadina, mi ritrovo ad essere in sella praticamente di continuo durante la giornata, quasi sempre su tratti brevi o addirittura brevissimi. A Udine, infatti, la bicletta è il mezzo ideale: il rapporto velocità/comodità di spostamento è ottimo visto che l'intera città si attraversa da un capo all'altro in 15 minuti.

Insomma, si tratta comunque di una dimensione tale che l'auto è uno spreco inutile su tutti i fronti, mentre a piedi e sui mezzi si è comunque decisamente più lenti.

Inoltre ho notato che la bicletta è comunque un mezzo abbastanza diffuso, e ciò implica molte cose interessanti; innanzitutto la città è ben attrezzata per acogliere questo genere di utenza della strada: parecchie piste ciclabili, e, in assenza di queste, marciapiedi larghi con la corsia dedicata alle due ruote; un servizio di bici a noleggio; ottima educazione stradale.

Quest'ultimo punto è quello su cui vorrei soffermarmi: se da un lato è vero che il traffico non è minimamente paragonabile alla metropoli, è anche vero che gli automobilisti mi paiono decisamente più attenti a ciò che accade sul manto stradale, lasciando molto spesso spazio di manovra alle biclette.

Inoltre le piste ciclabili sono realmente ciclabili: niente ostacoli, solo bici, e sopratutto ottima educazione. Credo che la cosa sia dovuta ad una ragione ben precisa: qui ci sono moltissimi extracomunitari, la maggior parte dei quali gira in bici (credo anche per una questione di costi). Quasi tutti hanno fatto o stanno facendo la patente italiana (basta entrare in una scuola guida per capire le proporzioni) e quindi sono freschissimi di norme sulla corretta circolazione. Il loro modo di utilizzare le piste ciclabili è abbastanza trainante, e ciò è confermato dalla testimonianza di alcuni miei familiari che hanno ammesso di essersi accorti di non guidare la bici correttamente in città proprio osservandoli circolare.

Ad ogni buon conto il mio utilizzo della fissa si sta sempre di più consolidando su due differenti tipi di uscite: l'utilizzo normale e quotidiano, completamente svincolato dalla velocità (andare in bici è anche godersi il ritmo cittadino e le sue sfumature) su un mezzo brakeless comodo, maneggevole e con standard decisamente più cittadini (posizione e sella adeguai, nonchè gomme larghe per poter pedalare senza problemi sul sanpietrino del centro storico) , mentre per andare veloci uscite dedicate ad ampio raggio fuori città.

Insomma, sto gradualmente perdendo la via ibrida, cercando sempre di più l'estremo (che sia comodità o semplice efficienza) dei due poli.

Tutto questo però sotto la luce di un rinnovato interesse verso il concetto di fissa, quasi un voler riscoprirne il senso che tanto mi aveva attratto all'inizio: ora come non mai mi sto godendo la pedalata brakeless e il mezzo spogliato da qualsiasi orpello.

Tutto si concentra sulla pedalata, che però non è più fine a sè stessa, ma di volta in volta trova un senso.

Mi capita ogni tanto di dover fare commissioni in vie diametralmente opposte; allora cerco, desidero con ansia il flow in ogni spostamento, mi piace salire in sella per vivere quei pochi minuti di pausa: zero frenate, lo skidd è una bestemmia da evitare per decoro, i semafori non si bucano, si rispettano le precedenze e la velocità non ha un numero ma una misura in valore assoluto; ogni tragitto è estremamente morbido, continuo e senza interruzioni, la pedalata è unica e forma una scia che disegna il percorso dentro la città. Sembra quasi una sorta di danza, di scherma rituale puramente rivolta all'estetica nello sfidare con signorile appeal gli altri mezzi.

Era da parecchio tempo che non mi godevo così la fissa, forse anche perchè ad un certo punto mi ero messo in testa che la mia era una lotta quotidiana per farmi largo nel caos, più velocemente e con più rabbia possibile.

Adesso invece ci gioco con la bici, cerco in ogni singolo km del bello. E quando scendo mi pare proprio di averne trovato in tutto ciò che mi circonda, perchè mi rendo conto di essere una cosa unica con la strada che percorro e con i luoghi che attraverso.

E quando mi fermo non la lego neanche.

venerdì 2 ottobre 2009

Siamo un gruppo di ciclisti urbani

Ecco perchè mi piacciono i Bottegai e IRIDE: idee chiare e sopratutto fatti.

Ultimamente mi pare che nell'aria ci sia sempre più voglia di lasciarsi alle spalle inutili polemiche, in favore di un crescente desiderio di intendere di nuovo la bici come uno strumento attivo: niente orpelli, solo utilità di tutti i giorni, ma anche divertimento e voglia di stare insieme.

Un modo di pensare.


Tornare all'età dell'oro? Impossibile: basta parlare con chi l'ha vissuto quel periodo per capire che ormai si è concluso ed è irripetibile.

Però ci sono tutte le carte perchè si apra una nuova, grande, stagione: tante città ormai sempre più attive, tanta gente che per un motivo o per l'altro si mette in sella.

C'è voglia di fare, di competere, di essere sempre e comunque sulla strada.

Questo manifesto racchiude in poche righe tantissimo: una sintesi, un anello di congiunzione tra la vecchia e la nuova guardia.

Complimenti per le parole, ma anche per i contenuti: io intanto diffondo.

lunedì 28 settembre 2009

Pornografia Ciclistica

Ok, città nuova vita nuova.

Mentre riprendo pian piano il ritmo della mia città natale e, sopratutto, un minimo di vita normale dopo il classico periodo traumatico da oddionontrovouncazzoèancoratuttonellescatole, comincia la seconda fase: messa circa in ordine la casa (tipo che sono ancora in alto mare, ma almeno so dove sono le mutande), la priorità va alla sistemazione della depandance.

Altro non è che il mio, piccolo, garage! Finalmente si realizza un sogno: uno spazio da dedicare completamente alle bici (la macchina ha vinto infatti di rimanere parcheggiata in strada). Un po' per per sopperire al vuoto lasciato dalla Stecca, un po' per aver finalmente uno posto tutto mio dove ritirarmi a pasticciare in libertà (che non fosse un soggiorno ndr)!

In attesa di completare gli spazi di lavoro per ora mi appoggio al garage di casa dei miei che conta già su un arsenale completo per metter le mani su bighe in tutta tranquillità e sopratutto su un buon numero di ricambi: infatti la voglia di sporcarsi le mani è più viva che mai!

Al momento il programma è abbastanza impegnativo: fare una bella revisione di Jolie e Gauge, apportando qualche miglioria che avevo già in mente da tempo, e finire Black Magic.

In cantiere, inoltre, c'è un nuovo succulento progetto: complice uno spazio da dedicare completamente alle mie amate bici posso finalmente lavorare in pace sul lungo periodo senza patemi e con i miei ritmi.

E' arrivato quindi il momento che Mastra Fattaturchina tanto millantava: dedicarsi alla sana pornografia! Ok, la base c'è, è già in garage. E anche più di qualche idea in merito. Forse siamo già passati dallae idee ai fatti... chi lo sà! :°D

Per ora non mi sbilancio, solita suspance. Posso dire che non sarà il blingbling fine a se stesso che si vede spesso in rete: chi mi conosce sa che tipo di porno-ciclismo mi attrae ;)

as usual, state tunati su questo ciànnel per aggiornamenti!

mercoledì 23 settembre 2009

La bici a scatto fisso. Bella e impossibile: diamo voce ai pirla.

Di solito non mi piace commentare le notizie come queste. Tanto più se si considera che chiunque passi per queste pagine conosce la questione fin troppo bene.

Però che palle: il mondo è davvero pieno di gente che non sa come passare il tempo o come cagare fuori qualcosa pur di prendersi 4 lire!

Ultimamente sembra che chiunque pirla voglia una bici che monti il pignone fisso.

E questo ci sta: pure io sono un gran pirla, quindi il pignone me lo sono regolarmente avvitato. Il resto è amore.

Il fatto che si legga sempre più spesso di gente che se la fa perchè è figa, per andare al bar, per andare a fare a spesa, perchè è figo di bestia potersela personalizzare, perchè è un giocattolo giusto così per farsi quattro risate mica come le vere bici quella da corsa...

Sinceramente di tutta questa gente non me ne frega nulla: ognuno è libero di fare quello che gli pare con i suoi soldi, l'importante è che non mi annoi nella vita quotidiana, e in fondo è pure meglio che spenda i suoi soldi così piuttosto che per un i-phone o un SUV (tanto questi personaggi poi se li pigliano lo stesso...): più mercato dell'usato per noi tra qualche mese.

Però alla fine sta gente è veramente un bene che ci sia ed è un bene sfruttarla il più possibile, perchè creano domanda (e quindi la relativa offerta e facilità di reperimento di componentistica di un po' tutte le fasce) e in secondo luogo è possibile rivendendogli roba comprata ai mercatini aggiungendo uno o due zeri: tanto questi si fanno la spesa tutta d'un colpo preventivando bugets astronomici. Per tutti gli altri sono quindi una manna per rientrare nelle spese e poter aspirare per la propria biga a pezzi un po' più di qualità facendo un po' di sana cresta su pezzi vintage che, diciamocelo, non sono impossibili da trovare prevendivando un mini-pixel di sbattimento. Tanto poi il guadagno è assicurato!

Tornando in tema, il peggio vien fuori in realtà da tutto quel fiorire di pirla che invece ci ricamano su a parole, prendi ad esempio Jovanotti: MA CHE CAZZO GLIENE FREGA DELLE FISSE E DEI FISSATI???!? :°°D evidentemente pure lui si è completamente smaronato della sua stessa musica e sta cercando un argomento nuovo su cui cianciare: CHE PALLE però!!!

E il sole 24ore???!? OH MY GOLD!!! adesso ditemi qual'è il senso di questo articolo! Se ci aggiungiamo qualche foto di cuccioli tenerosi e una musichetta drammatica (potrebbe comporgliela Jovanotti ora che ci penso) avrebbe la stessa forza giornalistica di un servizio di Studio Aperto! :D

Allora ragazzi, innanzitutto se da grandi volete fare i comunicatori, lasciatevelo dire, cominciate a parlare con più cognizione di causa, perchè di minchiate ne sparate parecchie. Nel mucchio scrivete pure cose sensate, è vero, ma assolutamente sconnesse dal dato reale. E' come se io parlassi del Tibet, peccato che non ci sono mai stato.

Seconda cosa: tutto questo elucubrare sulle bici a scatto fisso.... non ci sta. Non è roba da giornali, riviste, robba patinata da catalogare ed immortalare, reportare manco fosse il coito del panda, benedetta vreatura in estinzione.

Terza cosa: (correlata alla prima) lassate perdere 'sto argomento e tutte le sue sfumature melodrammatiche! Lasciatelo cadere, non fomentate mode inutili, che alla fine è colpa delle cazzate che scrivono in giro i pirla come voi se poi realmente qualsiasi baluba si mette in sella come un esaltato.

Non è l'esser fighi, l'esser trendy, alla moda.

Non è l'essere fuorilegge, alternativi e contro il sistema.

Regà, sono bighe come le grazielle, le olandesine, le BDC, le MTB, le pieghevoli e così via. Niente di più. Son mezzi di trasporto, per divertirsi e allenarsi. Vabbè pure il pretesto per cazzeggiare non poco :D! però rimangono dei mezzi di trasporto, punto.

Non creiamo miti destinati a diventare caricature.

Quindi facciamoci ognuno i cazzi propri: Jovanotti che cerchi di tornare a far musica (possibilmente decente, però qui sono gusti). I giornalisti ricomincino a scrivere di cose veramente interessanti e magari con un minimo di cognizione. Noialtri invece torniamo alle nostre vite quotidiane, e nel tempo libero continuiamo a buttare giù qualche riga, qualche pensiero sulla nostra passione, un po' come i fans di Star Wars o gli appassionati di velieri nelle bottiglie.

Mi pare così semplice, non trovate?

mercoledì 26 agosto 2009

A new hope

Finiscono le vacanze e si profila un periodo intenso, segnato da una scadenza precisa: dopo tanti anni, a fine settembre, andrò via da Milano.

Si preannunciano quindi tantissime novità all'orizzonte: i progetti con i riders udinesi, una nuova casa spaziosa e tutta mia, con un garage dove finalmente lavorare e ammassare bighe a piacere, tanti percorsi da fare nel fine settimana...

Insomma, ci sarà di che riempire il tempo nella mia nuova, futura, vita, anche se ci saranno tantissime cose (e sopratutto persone) che mi mancheranno parecchio.

Non è ancora il momento, però, di trasferirsi: ci sono ancora un sacco di cose da fare qui!

Per prima cosa, direi, aspettare che alla spicciolata tornino tutti. Perchè qui mi pare di capire che la gente predichi male e razzoli bene, e ho voglia di sentire i vari racconti. Se qualcuno cerca ancora di arroccarsi nella rete per sentenziare, altri preferiscono correre: e questo mi gasa di brutto!

Dade alla 42 ride, Rocks che si spara una Italia-Spagna in fissa (ho scoperto il suo blog-diario ieri, dopo due settimane di digiuno completo da internet: me lo sono letto tutto d'un fiato, completamente rapito dai resoconti), Bbio che ormai ce lo siamo persi nel suo eterno girovagare... E poi ci sono anche i ragazzi di Milano-Nordkapp (altro blog che merita), che sono dei grandi e basta. Ah, dimenticavo il nostro inviato del dRIM tIM dagli States: Ska, che si è fatto un paio di Alley a New York!

Insomma, questo è quello che mi piace sentir raccontare: tanti, tanti, tanti km, in fissa, in bdc, mtb, triciclo, monociclo, insomma su qualsiasi mezzo a pedali. Per passione, per sfida, per quel cazzo che vi pare: l'importante è farlo! Perchè altrimenti alla fine il risultato è proprio questo (giusto per fare un esempio dal "di fuori" senza andare a pescare in quelli, tristissimi, del "di dentro"): parole, parole, parole...

venerdì 31 luglio 2009

Conto alla rovescia: una nuova bici in famiglia

Bene, da oggi parte ufficialmente il conto alla rovescia che porterà alla mia nuova fissa.

Poco tempo fa, tra le pagine di questo blog, ho delineato qualche idea di massima.

Ad oggi queste idee cominciano a prendere una piega più seria.

Preferisco lasciare un po' di sana suspance, anche perchè io stesso devo ancora finire di progettarla per bene: voglio un lavoretto ben fatto. Intanto però cominciano le prime fasi materiali di un percorso che si preannuncia, come al solito, non breve: non ci piace l'idea del tutto e subito. Anche perchè, esperienza insegna, è meglio costruirsela pian piano la biga. E poi ormai è agosto, e poi non ci sono tutti i soldi che si vorrebbe avere.

Il dato di fatto è che a casa, da oggi, c'è un nuovo telaio. Accanto a questo telaio c'è un'idea precisa sull'utilizzo di questa nuova biga. L'unica certezza è che i puristi storceranno il naso: è tempo di lasciarsi alle spalle molti luoghi comuni, è tempo, per me, di cambiare anche il modo di guidare la fissa, sperimentando nuove soluzioni.

Come al solito niente blingbling fine a sé stesso: non fa per me. per gli amanti del lato filosofico della fissa posso dire che al momento mi sto prendendo un sacco bene con una nuovo modo di intendere la biga: se con Jolie e Gauge ho sperimentato l'estremo della razionalità, della comodità, del risparmio e della versatilità nel quotidiano, se con il pursuit ho provato ad immergermi nell'austero ed eremitico concetto di bici da pista urbana, saggiandone a fondo tutti gli estremismi del caso che ne derivano (cercando però di mantenere sempre più coerenza possibile), adesso è tempo di provare altro.

Perchè ogni volta che si prova una strada nuova poi si finisce per appreszzarne meglio anche la vecchia.

Il tank urbano Jolie Rouge, grezza, cafona, un pugno in un occhio al senso estetico.

La placida passeggiona Gauge, l'antitesi di ogni fissa così come comunemente intesa.

L'estrema e splendida Калинка, un omaggio alla pista, orgasmo per sparate one-shot.

Chi sarà la prossima nascitura?

State tunati, as iusual! ;)

mercoledì 15 luglio 2009

In Cog we trust, il resto è aria fritta

Ormai ben si sa, il fissato medio vive sull'onda dei paparazzi: studiato, analizzato, esortato... insomma chi più ne ha più ne metta!

Ma se è vero che al mondo si da una certa impressione, tra il bello e il dannato, tra il serio e il criceto, la realtà dei fatti è molto diversa: branchi di gente poco raccomandabile, decisamente malvestita e ormai priva di ogni pudore estetico pare sfatare definitivamente il mito del fissato poser...

Comunque niente paura: Biciclettas Blues e dRIM tIM risolleveranno le sorti malverse con un bel carico di magliette stilose fresche fresche di stampa:

tutte le info indifferentemente qui e qui

ps: nello scrivere questo post ho ritrovato una foto spettacolo: la mia prima uscita ufficiale in branco :°D

domenica 5 luglio 2009

La fissa che vorrei

Appunti di viaggio: da quando mi sono imbarcato nel mondo fisso (che poi da un certo punto di vista si potrebbe dire, in modo del tutto scanzonato e non pretenzioso, "nel mondo ciclistico"), ho sperimentato parecchio, forte dell'assunto "spendere poco per vedere se piace".

Con il passare dei mesi ho capito "che mi piace".

I fattori ciclofficina, pezzi di recupero e mercatini hanno contribuito ad un forte ricambio della componentistica sulle mie bici. Ogni modifica, voluta o meno, ha implicato poi una rivisitazione generale del mezzo più o meno marcata, indirizzata ad un migliore utilizzo dello stesso declinato sull'utilizzo che ne faccio.

Ma a questo punto, in cui ho già qualche idea in merito, come sarebbe la mia biga ideale partendo da zero e aprendo il portafogli?

E' essenziale prima di tutto determinarne con precisione l'uso. mi servirebbe:

- per un utilizzo normale
- per uscite più impegnative
- per correre Gare Metropolitane

un mezzo ibrido, ma non troppo, che risulti reattivo, leggero e prestante ma pur sempre comodo e non sacrificato per un utilizzo blando e quotidiano.

Telaio: senza ombra di dubbio artigianale, in modo da poter partecipare al processo di assemblamento con le mie richieste specifiche. Continuo a preferire l'acciaio a congiunzioni, da qui la scelta dei tubi rimane un passo fondamentale, anche per quanto riguarda gli aspetti di leggerezza e robustezza. Carro posteriore cortissimo e reattivo sulla pedalata, con un anteriore però meno estremo e più stradale. Forcellini orizzontali e sicuramente tensionatori. Predisposizione per freni (sia davanti che dietro) e per borracce. Sugli angoli ci sto pensando già da un po' e sto arrivando a qualche conclusione in merito.

Gruppo: sicuramente monomarca. BB a cartuccia e mozzi su cuscinetti sigillati, per un discorso prettamente legato alla manutenzione. Ideale sarebbe flip flop posteriore in modo da cambiare velocemente il rapporto da corsa a passeggio (scarto tra i denti tale da garantire la stessa lunghezza di catena), tralaltro soluzione che utilizzo ultimamente in modo soddisfaciente.

Cerchi: profilo medio/medio-basso, doppia camera e pista frenante. Raggiatura dietro sicuramente in terza, mentre per l'anteriore rimane la mia indecisione tra il radiale (a cui ormai ci ho fatto l'abitudine) e una terza (che mi solletica parecchio, visto che in città non è propiamente una pista da pattinaggio...). Rimarrebbe una soluzione B: ruota di default raggiata in terza per un uso normale ed eventuale cerchio a razze anteriore da montare esclusivamente per uscite ad ampio raggio o comunque per correre fuori città. Però ne apprezzo rotazione e rigidità solo in corsa e ben lontano da pavè e simili. E il fattore prezzo comunque mi fa sempre riflettere su quanto sia conveniente spendere tutti quei soldi per un apporto che comunque, per il mio grado di esperienza, non riesco ancora a sentire come totalemente determinante...

Gommatura: qui casca l'asino.... I palmer mi attizzano parecchio e mi ci trovo bene, molto meglio che con il copertoncino. Però questi ultimi rimangono comunque più pratici, sopratutto quando ci si allontana da casa... Probabilmente opterei per questi ultimi.

Sella: comoda, comoda, comoda. Mai come in quest'ultimo periodo bramo una sella che sia il giusto compromesso tra l'andare a fare la spesa e fare 30-40 km. Purtroppo questo è uno degli unici aspetti che realmente ci si deve affidare al proprio culo e provare...

Assetti: fondamentalmente due 1) corsa/uscite: monterei portaborracce e piega già armata di manopole per i freni, nonchè questi ultimi. Entrambi e buonanotte al secchio, rapporto più duro ma non troppo: circa 75", mi piacerebbe inoltre provare i pedali a sgancio rapido; 2) per un utilizzo normale spogliata di tutto tornerebbe brakeless e con un bel riser intorno ai 40 cm, rapporto morbido intorno a 70", che trovo fenomenale in città.

Insomma, questo è il canovaccio che ultimamente mi frulla per la testa. La parte veramente difficile è metterle in atto: al momento in realtà non ho bisogno di una bici nuova, però mi piacerebbe pian piano cominciare a cercare i pezzi per quella definitiva. Il vero problema sta proprio qui: a quale telaista /marca affidarsi? Che gruppo scegliere, senza svenarsi? e così via per ogni singolo pezzo, fino all'ultima vite: se le cose si devono fare, le si fanno a modino (come direbbe Vic)

Qualche idea di massima già c'è, ma siamo ancora in alto mare :D

mercoledì 15 aprile 2009

Udine Spritz & Tricks

Eccomi qui, appena tornato da un breve periodo in terra friulana. Mi ero dato appuntamento con gli altri ragazzi udinesi che bazzicano sul fixedforum, per poi scoprire che in realtà erano conoscenze di vecchia data.

Ci sono stati pochi tricks e molti spritz quindi. Ma la cosa è giustificabile: avevamo un sacco di cose da raccontarci e mille aneddoti da ricordare.

Seppur ancora piccola la comunità udinese è ben affiatata: si lavora veramente un sacco sulle bighe (parecchie convertite in cantiere) e ci sono bei progetti in vista, tra cui qualche gitarella fuori porta da mettere bene a punto e, naturalmente, il bike polo.

Quello che mi è piaciuto di più è il clima molto sciallo: si è in pochi, la bici è comunque il mezzo migliore per girare in città e agli aperitivi si va per bere (un bel po') e basta, quindi niente talebanismi: sembra che la fissa più che gran sorpresa o moda del momento sia piuttosto un mezzo con cui semplicemente girare e divertirsi sopratutto in compagnia, senza troppe pippe mentali a monte.

Che poi secondo me corrisponde molto al vero, però sono opinioni personali ;)

domenica 4 gennaio 2009

Cafè Racer


Scusate ma ho fatto un po' di casini con i post! Per fortuna ho recuperato tutto ;)
Specifico pure che momentaneamente la bici è mezza smontata e di nuovo nella vecchia versione per carenza di pezzi legata a ciclopasticci paralleli, comunque quanto prima tornerà in strada in veste Cafè Racer (forse con qualche ulteriore upgrade)!

L'ennesima evoluzione interessa solo ed esclusivamente sella e manubrio, ma il risultato è tale da stravolgere un po' tutto. Già da un po' volevo che la mia bici preferita, ormai l'unica (per ora) circolante fosse il più possibile comoda per girare in città, versatile e facile da portare anche bardato in giacca e cravatta.

Via quindi piega e pipa e largo ad un manubrio da passeggio da donna: posizione arretrata, schiena eretta e braccia più larghe. Manopole nere in gomma e sella nuova, anch'essa nera: più larga e imbottita rispetto alla San Marco che ora trova altra collocazione, senza rinunciare alla sua anima corsaiola, vista la provenienza pistaiola.

Queste due note di nero mi piacciono un casino sul telaio lasciato a nudo.

Confermato il 52/22, combinazione con cui giro bene in assoluta tranquillità vista la maneggevolezza.

Ho rubato dall'ambito motociclistico l'etichetta "cafè racer" per intitolare questo post e definire meglio la nuave veste della piratessa. E' una definizione abbastanza strana, anche perchè non facilmente inquadrabile. Diciamo che è un modo di intendere la moto nato un bel po' di anni fa in Inghilterra: moto veloci, sbruffone e casinare, spesso derivate da numerosi taglia e cuci su vecchi modelli o addirittura assemblando componenti di diverse maestranze, ottenendo così ibridi tanto belli ed eleganti quanto assurdi. I vecchi motard alla Marlon Brando, con tanto di brillantina e chiodo in pelle o giaccone da aviatore si sfidavano in gare cittadine (ricorda qualcosa?) e si davano appuntamento presso bar e pub, da qui la definizione Cafè racer.

Gli anni passano, e il fascino per queste moto nude, sportive e molto cool diventa moda allo stato puro e le case produttrici cominciano a valutare lo stile commercializzando modelli anche di grande successo: sono un terreno ottimo per i poser del motociclismo, i famosi bulli da bar di paese.

Ma gli appassionati restano, e di fianco alla massa rimangono gli eredi dei motard inglesi che fanno delle CR una vera e propria filosofia di vita, dando spazio ad una branca del custom molto interessante.

Orbene, tutta questa pappardella per dire che quando ho dato il colpo d'occhio globale alla mia bici dopo queste 2 piccole modifiche mi è tornato in mente quando da ragazzino rimanevo affascinato dalla CR che vedevo sulle riviste specializzate o quando seguivo i miei genitori ai motoraduni.

Naturalmente la cosa è meno sborona di quanto possa sembrare: semplicemente, in maniera molto più casereccia e, sopratutto, per puro caso credo che mi sia venuta fuori una bici che inconsapevolmente incarna molti di quegli aspetti: pezzi recuperati a destra e a manca, spesso incoerenti fra di loro, spesso vintage, assemblati a forza cercando di ottenere qualcosa buono per correre. Ma anche la semplicità, l'eleganza del ferro lasciato nudo, delle imperfezioni e degli sbuffi di grasso intorno a movimenti e mozzi.

Per ultimo il fattore moda: si è discusso ultimamente di questo aspetto. Volevo anche io aprire un post in merito, però poi ci ho ripensato e ne approfitto per dire la mia qui, prendendo spunto da quanto ho detto prima: come le CR la mia bici incarna una moda, una moda nata però a partire da un contesto preciso, perpretata da appassionati ed infine cavalcata negli anni dai famosi poser, modaioli o chicchessia.

Quindi tanto vale ammetterlo e pace: la fissa è tale e quale. C'è chi la vive perchè è la moda del momento e fa figo, e chi invece ci va in giro ogni giorno senza seguire blog, siti o partecipare ad alleycat o conoscere altri fissati, chi ci va da 30 anni e chi ha cominciato una settimana fa e la sua unica preoccupazione è il tanto famigerato freno davanti.

Secondo me è inutile creare distinzioni, polemiche, discussioni dai toni accesi. Come è inutile fare a gara su chi è arrivato prima, dopo o durante, chi è duro e puro o chi tra un mese metterà una Cinelli nuova di pacca in soffitta. Appassionati, dilettanti allo sbaraglio e poser... chissenefrega, l'importante è divertirsi e non prendersi mai troppo sul serio, ci sono già troppe rotture di balle da affrontare ogni giorno!

venerdì 5 dicembre 2008

Down tube suicide brake

Ecco una biga trovata via velospace. Si parla poco tempo fa con Gio di mettere un freno di emergenza collocando la leva lungo il cambrone, appena dietro lo sterzo. Logicamente si trattava di elucubrazioni empiriche, visto che i tempi di reazione e azione in caso di necessità sarebbero stati biblici (vedi pericolo, sposta la mano da manubrio, afferra la leva, frena)...

Qui abbiamo un'applicazione abbastanza particolare: la leva del cambio si trasforma in freno. Stando alla versione ufficiale servirebbe per i tricks: si azionerebbe correttamente con il piede in fase di evoluzione.

Sinceramente me ne intendo poco (o niente) in materia, quindi rilancio a voi chiedendovi cosa ne pensate!

Per il sempreverde discorso freni, ad ogni buon conto, la soluzione migliore rimane quella tramandata dal buonsenso: le leve vanno dove si tengono le mani, in posizione comoda ed istintiva. Da non sottovalutare anche dei fattori squisitamenete funzionali declinati sulla persona stessa: per esempio io ho mani abbastanza piccole e mi è capitato in passato di avere sulle mie bici leve fighe ma scomodissime (con conseguente affaticamento di mani e polsi).

Rimango dell'opinione che è possibile sfornare bighe belle e funzionali anche in regime di low-budget, recupero e conversione, a patto di curarne bene l'assemblaggio. Dopo il reparto trasmissione, quindi, e lasciando da parte il discorso brakeless che comunque fa storia a sé, credo che la parte su cui meriti soffermarsi con più attenzione sia proprio il sistema frenante.

Che poi lo si usi o meno, beh, lì dipende da chi pedala e come lo fa. Rimane il fatto che se monti su uno (o due freni) in modo approssimativo significa che più di tanto non ci puoi fare affidamento, il che non è propiamente il massimo visto quanto la categoria ciclettara sia già di per sé esposta in strada...

Il discorso vale anche per il dopo: un minimo di manutenzione è divertente, ti fa passare il tempo e ti impratichisce. Sopratutto per chi, come me, è comunque all'inizio: si impara molto (sia a capire il mezzo che ad intervenirvi correttamente in modo preciso e veloce) anche con semplici operazioni di routine; di rimando la bici è sempre in ordine e funzionale.

lunedì 1 dicembre 2008

La sicurezza

Questo post è MOLTO IMPORTANTE, perchè fornisce una chiave di lettura a quanto scritto in precedenza sulla Alleycat appena trascorsa. Avrei dovuto magari smorzare i toni e spiegare meglio determinate circostanze, ma ho cercato il più possibile di dare un resoconto passionale, che descrivesse l'emozione del momeno.

Potrebbe apparire quindi come il decalogo di una serie di pazzi che mettono in pericolo sé stessi e gli altri gratuitamente fregandosene del codice stradale perchè fa figo, come fa figo andare senza freni.

Non è così.

Innanzitutto la sicurezzza è stata ampiamente ribadita dagli organizzatori, e quasi tutti comunque hanno accolto la soluzione casco spontaneamente. Io stesso mi sentivo più sicuro ad averlo, anche se è logico che bisogna pur sempre considerarne i limiti.

Secondariamente lanciarsi nel traffico o tra i pedoni significa farlo avendo BEN CHIARO cosa si sta facendo e comunque solo a patto che lo si faccia sicuri di non rischiare di fare e farsi male e di riuscire comunque a moderare la velocità o fermarsi in caso di vero pericolo.

In proposito, in tutto il corso della gara non ho sentito frenate brusche e clacson di auto, nessun pedone ha urlato improperi, è stato investito o ha rischiato di esserlo e, nel mio caso, le poche vere frenate di emergenza comunque si sono risolte senza rischi.

Per quanto riguarda il rispetto del codice secondo me vale una regola: l'infrazione ci sta quando è possibile farla. Con il rosso siamo passati esclusivamente in massa critica, fermando il trafffico e segnalando ampiamente il passaggio delle bici. Io da solo rallento sempre, se vedo che non c'è nessuno in transito passo, se no mi fermo. così è stato in tutto il tempo che ho corso da solo. I cambi di carreggiata, le svolte e qualsiasi altra segnalazione ad auto e pedoni la si fa in maniera chiara e visibile, magari dando qualche colpetto sulle auto ferme, sbracciandosi o urlando le propie intenzioni. In questo modo, ripeto, non ho visto nessuna situazione a rischio: se riesci a farti vedere e capire nel 90% dei casi hai strada, il rimanente 10% è l'eventualità a cui devi essere pronto e a cui sei totalmente teso.

I pericoli più infidi secondo me rimango i soliti: le portiere che si aprono, le rotaie, il pedone distratto, il cane con il giuinzaglio lungo, il pavè, la pioggia, sottovalutare la stanchezza etc.

Rimane tuttavia quel pizzico di inoscienza: in fondo corri, e lo fai in mezzo ad un numero X di ostacoli più o meno pericolosi. Se accetti l'alea, avendo ben chiari i tuoi limiti e quelli del tuo mezzo (ad esempio, quello che vedo in chi va in fissa da tanto tempo è il controllo praticamente assoluto del mezzo), quando è il momento di dire basta, rallentare o fermarti, allora puoi goderti adrenalina ed emozioni forti.

Altrimenti sei veramente un pericolo per te e gli altri e fai meglio a lasciare la bici in garage e prendere i mezzi pubblici o farti una bella passeggiata.

domenica 30 novembre 2008

La prima alleycat...

sono quasi le 5 del mattino, dopo una giornata intensissima e.. fantastica! Voglio assolutamente buttare giù a caldo una serie di pensieri che mi frullano in ordine sparso per la testa adesso che sono tornato a casa, tanto poi seguirà un post dove racconterò bene tutto.

Adesso voglio semplicemente rispondere ad una domanda:

Cos'è una alleycat come la I love Milano per chi ne affronta una per la prima volta?

è correre sotto la pioggia come dei pazzi in mezzo ad una Milano intasata dal traffico di auto e pedoni del sabato pomeriggio

è sentirsi gelare, bagnati fino alle ossa, sopratutto quando viene buio

è il clima di festa di più di 100 persone in bici in una piazza, ognuno diverso dall'altro: dal supertecnico a quello con i calzettoni di lana tirati fin su al ginocchio, ma tutti casinari e pronti a partire

è piombare come dei razzi nelle stazioni dei treni in bici, abbandonare le bici per terra al volo per segnare il check-point e renderti conto di sfuggita che la gente si ferma a crocchi intorno a te incuriosita

è arrivare ad una festa spettacolare in bici ed entrarci a cavallo

è fare massa critica fermando il traffico quando si attraversano gli incroci

è perdere il tuo gruppo e ritrovarti a correre da solo perdendoti in una zona che non conosci

è stendere una, due, tre cartine aperte in mezzo ad un marciapiede per pianificare il percorso, incuranti di tutto ciò che sta intorno

è arrivare al traguardo entro il tempo massimo e rendersi conto che l'hai finita

è una spoke card in mezzo ai raggi che non è un orpello di mera bellezza, bensì il ricordo di qualcosa che hai vissuto fino in fondo

è entrare in casa completamente zuppi, con due dita di acqua nello zaino e le scarpe che ne buttano fuori ad ogni passo

è correre su è giù per le scale dei ponti che attraversano i navigli con la bici in spalla

è guanti e cuffia di lana, casco, due maglioni, piumino, k-way, calze di lana con sopra sacchetti della spesa con sopra altre calze di lana, ma le pallesempre gelate per la sella bagnata

è sentire l'acqua a secchiate sulla faccia mentre corri

è cercare di non pensare più di tanto che stai facendo ziga zag tra le auto su un pavè viscido, perfettamente conscio che le tue ruote non tengono una cippa

è fare casino prima e dopo, ma essere totalmenete concetrati sull'obbiettivo durante

è infilarsi a tutta velocità nella zona pedonale urlando alla gente di fare strada

è incrociare tantissimi altri concorrenti lungo tutto il percorso

è fare il figo alla festa con le tipe tutte tirate quando ti chiedono se hai partecipato alla gara del pomeriggio

è stare alla festa in mezzo a suddette tipe tutte tirate vestito come un disperato, con la mano sinistra che tiene la bici e la destra un cuba (gelato... BRRRR)

è decidere di tornare indietro perchè non si farebbe in tempo a fare un altro check-point, il fiato comincia a mancare e si è stanchi

è un solitario supertecnicissimo che ti sfila a 300 all'ora, e che provi inutilmente a riprende mulinando come un criceto mentre lo vedi inesorabile allontanarsi all'orizzonte

è la tensione di essere concentrati al massimo perchè alla prima minchiata ti ammazzi sul serio

è fumarsi l'ultima sigaretta in una piazza del duomo deserta e magica alle 3 e mezza di notte

è sentire un gruppo di ragazzini affollati intorno alla tua bici (mentre bestemmi con la cartina strappata e bagnata in mano) che recitano in coro e sconvolti l'immancabile "ma non ha i freni!"

è le bici che compaiono man mano formando un un gruppo numeroso mentre ti avvicini al traguardo

è perdere il conto di quante volte ti si è infilata una ruota tra le rotaie senza cadere

è capire tutto d'un colpo mille cose sulla fissa e come guidarla quando si corre sul serio

è maledire il rapporto che hai montato con tutte le tue forze

è veramente lunga

è spararsi la circonvallazione all'ora di punta sapendo che manca poco tempo alla chiusura della gara

e sedersi tranquillo a casa, dopo una doccia bollente, e rendersi conto che l'indomani sarebbe duopo accendere un cero

è un'organizzazione stupenda

martedì 18 novembre 2008

Bike porn + considerazioni

Ecco una foto trovata qui che mi ha colpito parecchio:

Si può ben capire dai dettagli che questa è la classica fissa che piace a me! Ha molti particolari su cui un buon 90% dei fissati storcerebbe il naso (e da un punto di vista tecnico bisogna dargli ragione...), ma al cuor non si comanda, quindi nonostante tutto non riesco a non fami rapire dall'effetto d'insieme dirompente che ne scaturisce.

Una (prima-si desume dalla didascalia) conversione politically-scorrect a partire da un telaio dalle geometrie allungate; rapporto spacca-gambe infiniiiiito, chiavelle, catena lasca, pipa corta, piega nuda con freno alla francese, tappi di sughero (o legno?), sella (e sopratutto sua posizione) stu-penda : tra sacro e profano, virtù e ignoranza ciclistica (intesa nel senso "folk" del termine), correndo a perdifiato sulla mediana che divide (auto) consapevolezza e pura spontaneità.

In definitiva: spettacolare.

Il mio ideale romantico di "prima fissa ben realizzata" è proprio questo: non la ricerca dell'assoluto relativo, ovvero la pura realizzazione di qualcosa che segua il canone di una perfezione tecnico-stilistica inquadrabile in una serie di schemi e metri d misura ripetibili, bensì l'emozione dell'assoluto in sé e per sé, scevro da ogni dogma e libero di essere interpretato ed interpretarsi.

Per la ricerca di una coerenza funzionale c'è sempre tempo e dovrebbe essere comunque un percorso di crescita teso alla ricerca della perfezione (per questo si pensa alla leggerezza, alla durabilità, alle prestazione), ma la bellezza infinita dell'estro, dell'unire coerentemente in un risultato armonioso più cose che nulla hanno a che vedere l'una con l'altra, dell'errore grossolano vicino alla raffinatezza sono elementi che dovrebbero comunque sopravvivere, e non venir castrati da uno sdegnoso e sprezzante tenocraticismo, che null'altro fa se non scoraggiare e mortificare, spesso, piccole soddisfazioni e traguardi che chi è all'inizio riesce a togliersi/raggiungere.

Da ultimo degli ultimi rimango convinto sempre di più dell'affermazione che la fissa non è nulla di più che una bici qualsiasi che monta un pignone fisso.

Il restante 99,9% della fissa è semplicemente (?) chi la cavalca.

sabato 15 novembre 2008

Rugggine

complice la pioggia degli ultimi tempi, su tutto il mio ferro urbano sta facendo la sua comparsa un leggero strato di ruggine.

Mi piace.

venerdì 3 ottobre 2008

Milano by night

Qualche sera fa si rientrava a casa dopo una festa di laurea con il buon vecchio Nephasto e l'Austriaco. Arrivati all'altezza di casa abbiamo proseguito dritti, volevamo vedere questi benedetti fenicotteri nel giardino della villa in centro.

Ne è nata una bella pedalata notturna in giro per le stradine più o meno nascoste di Milano. Un giro puramente fine a se stesso, chiachierando e senza un percorso preciso.

Ieri sera ho replicato da solo, prima di andare a letto. Mi sono rivestito e sono andato fino in piazza del duomo, complice l'aria fresca ma non troppo.

Corso Vittorio Emanuele quasi deserto ha un che di magico. Arrivato in piazza mi sono fermato ad osservare il duomo: da quando vivo qui l'ho sempre visto impacchettato come un salame, e ieri sera l'ho potuto finalmente guardare quasi finito, ben illuminato e senza il nugolo di piccioni e turisti che affollano la zona di giorno.

Al ritorno vie, viuzze e vicoli un po' a caso.

Che dire: molti odiano questa città, io l'amo per tutta una serie di motivi che non sto ad elencare. Ma girare così di notte, senza il caos, il traffico e il rumore ti da qualcosa. Pedalare al lume dei lampioni, senza fare rumore, ti fa entrare in contatto con lei: vedi le vetrine statiche nella loro immobile lucentezza e gli uffici chiusi. Qualche finestra ancora illuminata, qualcuno che ancora lavora. Immagini tutti tranquilli a casa o a bere in qualche pub con gli amici.

La mattina seguente saranno di nuovo a imprecarsi a vicenda sulla stessa strada che ora è deserta... tutto sembra molto più grande.

Sono tornato a casa di buon umore.

martedì 30 settembre 2008

La velocità relativa

Sarò la persona meno indicata a parlare di geometrie. O quella che nella sua beata ignoranza ne sa di più... Sinceramente non m'interessa perchè preferisco le sensazioni.

E oggi ad un certo punto ne ho provate molte pedalando. Complice un'onda verde inaspettata che mi ha accompagnato dall'ufficio a casa. Cose mai viste, robe dell'altro mondo! Ho afferrato la piega e, bello teso, ho cominciato a puntare i semafori rossi che man mano diventavano verdi pochi metri prima del mio passaggio.

Ho così potuto spingere sui pedali, e mentre lo facevo è successo: il ritmo era fluido e vinta la pacata inerzia del passeggio le gambe sembravano scorrere da sole. Qui mi sono reso conto di una cosa: le gabbiette, il manubrio, la velocità stanno migliorando la mia pedalata. Parlo di una piccola conquista personale: ho sepre cavalcato la bici con fare bighellone, scomposto e un po' rocker, con la sigaretta all'angolo della bocca.

Ora i piedi sono in posizione efficace, le ginocchia parallele al cambrone che regolari vanno su e giù tra le braccia ben salde sulla piega. Spesso e volentieri sfrutto il sellino che ho voluto ben avanzato, mi sollevo sui pedali e tutto il peso si protrae sulla strada.

E' una bella sensazione perchè mi permette di vivere la mia "velocità relativa". Cos'è? secondo me è quella velocità che ti permette di entrare in vera sintonia con la bici. Relativa perchè non è assoluta, da "gara": è quella del mezzo che stai guidando, che sia o meno un mostro da competizione o una semplice graziella. Scevro da ogni sistema o imposizione, con il mio cancello da passeggio e i cerchioni di recupero mi sembra di volare. la velocità relativa è un metro che si misura con se stessi e basta, non esistono altri punti di riferimento.

Da cosa dipende? un mix di geometrie e feeling. Per quanto le geometrie della mia bici siano approssimative ed emozionali mi permettono di spingerla finchè non mi sembra di scorrere su un binario, liscio e pulito. Il corpo impara a starci su composto, evitando affaticamenti inutili e massimizzando le risorse. Tutto dipende dalle gambe, e le gambe girano, girano, girano...

Un punto di partenza e uno di arrivo, in mezzo si pedala come se ci fosse solo quello da fare, la testa sulla strada, non si parla al cellulare, non si pensa agli scazzi con la tipa o con il capo. Neanche al prosciutto in offerta al supermercato o alle sigarette da comprare.

Sarò ben lontano da prestazioni da cronometro, ma chissenefrega, non è quello il punto: basta provare l'emozione di essere tutt'uno con la bici, un unico, grande ingranaggio oliato e funzionante, lanciato e libero di sentire i muscoli che lavorano felici. Non è una gara contro il tempo, contro gli altri mezzi o il traffico.

E' pura e semplice sintonia, che ti fa dimenticare il resto.

Forse sta proprio qui il vero divertimento.

O senso?

Boh...

giovedì 25 settembre 2008

Considerazioni sui freni: si, no, boh...

Due differenti contesti, stesso argomento.

Proprio oggi, sul blog Bicifissa, un nuovo post dedicato alla frenata: senza freni... nuove considerazioni. L'ho letto con interesse in coda a tutti gli altri interventi etichettati "senza freni"

Proprio oggi, uscendo con la mia compagnia di amici, mi sono presentato con la mia fissa invece che con la solita MB. Facile immaginare l'argomento che ha egemonizzato parte delle discussioni della serata.

Girare senza freni.

Il riferimento al Blog Bicifissa non è peregrino, perchè mi da un buono spunto per questo post, arricchito da alcuni discorsi fatti questa sera. In particolare alla chiacchierata con un caro amico, vigile e motociclista.

Tutti erano perlopiù presi da un senso di attrazione/repulsione per una guida senza freni. Un ragazzo mi ha addirittura chiesto perchè mai non ho montato i freni, e non riusciva proprio a capacitarsene, concludendo in favore di una mia sicura dimenticanza.

Con il mio amico abbiamo fatto invece una serie di considerazioni molto interessanti. Innanzitutto volevo sapere se in servizio, a livello teorico, mi avrebbe fatto storie per via dell'assenza di freni. Il discorso invece è scivolato su ben altro: tralasciato il dato formale codicistico abbiamo considerato insieme quella che è la situazione delle strade.

Automobilisti estremamente indisciplinati (per tutta una serie di motivi vari ed eventuali) che intasano la citta con manovre improbabili dettate dalla fretta, dal nervosismo e molto spesso dalla distrazione.

Nei buchi motociclisti e scooteristi, soventemente improvvisati, che si lanciano spesso e volentieri in sorpassi di prepotenza sulla destra e manovre brusche.

Pedoni che pensano a chissà cosa o telefonano a chissà chi che si lanciano in mezzo alla strada senza guardare, come il più classico dei gatti neri che ti si para davanti all'improvviso.

Ciclisti molto distratti. Uomini in cravatta e pc aperto sul manubrio, donne con la spesa per un mese, ragazzini che cercano di impennare con pesanti mountainbike in pieno corso buenos aires o vecchi melfermi (spesso col cappello).

Distrazione. Girando per milano in bici ho sempre avuto questa impressione. Adesso ne ho la conferma. In questo dedalo di ostacoli, spesso pericolosi, c'è chi gira con più testa. E di solito si tratta pure delle categorie più a rischio (chiamalo istinto di sopravvivenza...): il mio amico mi raccontava come ha grossi problemi a girare in moto cercando di seguire le regole più basilari (come tenere la sinistra in coda), e molto spesso il groviglio di situazioni sopra citate lo mette in situazioni impegnative in cui è richiesto quel minimo di padronanza e feeling con il mezzo a due ruote che solo l'esperienza e l'uso quotidiano può dare. Cosa che molti non hanno, sopratutto se le due ruote sono motorizzate.

In auto, in moto o in bici, con o senza freni, essenziale credo che sia quel minimo di cultura della strada che ti fa agire considerando anche gli altri utenti, anche nel gesto più semplice come aprire una portiera o sorpassare un'auto se sei su due ruote in coda.

I miei genitori mi hanno insegnato a sciare avendo sempre sotto controllo la pista: guardare bene prima di partira se arriva qualcuno, tenere la propria traiettoria, non tagliare la strada o stare attaccati a qualcuno, non forzare la mano se non si è sicuri di poter gestire la propria sciata a dovere.

Queste regole si adattano molto bene alla strada. Difficilmente però sono tenute in considerazione.

Tornando al punto di partenza, girare senza freni è una scelta che dovrebbe innanzitutto partire dal ciclista ed esser soppesata a dovere, proprio in vista di un inserimento in una "pista" cittadina che, si voglia o no, è comunque invasa da tantissimi altri mezzi. E' vero, guidare una fissa richiede concentrazione, e tendenzialmente si è più reattivi nelle manovre se si entra nel giusto ordine di idee. Però la teoria non basta, deve esser supportata anche dalla pratica: chi toglie i freni deve comunque garantire a se stesso e agli altri una reazione reale in caso di bisogno.

Faccio un esempio: psicologicamente mi sento tranquillo senza freni. So di poter riuscire a fermarmi senza problemi. Però c'è un dato di fondo che non ho ancora specificato: mi sento tranquillo perchè mantengo un'andatura tale che, al mio grado di padronanza attuale del mezzo, mi consenta di affrontare un pericolo x qualsiasi senza portarmi ad accendere un cero alla prima chiesa utile.

Insomma regolo la mia pedalata globale su ritmi abbastanza tranquilli per ora. Anche perchè imparato non ci sono proprio nato, e credo che ne dovrò percorrere abbastanza di strada per arrivare ad una padronanza ottimale. Qui entra in gioco poi l'utilizzo quotidiano e ogni giorno prendo un po' di confidenza in più, quindi le manovre pian piano cominciano ad essere più fluide e il ritmo leggermente più sostenuto.

Usare la testa quindi è un discorso che funziona a priori, ancora prima di mettersi sulla strada: bisogna essere e sentirsi sicuri, aver ben presenti i propri limiti e prendere le proprie decisioni di conseguenza. Credo che questa sia una buona base per poi lavorare sull'esercizio quotidiano, anche fuori dalla strada, per imparare manovre che poi possono tornare utili on the road.