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domenica 6 settembre 2009

La questione dei freni

Questa mia nuova biga ha alla base un'idea molto precisa: gare in fissa ed un utilizzo extraurbano, per giri ad ampio raggio ed allenamento.

In realtà il primo aspetto è una conseguenza del secondo. Partiamo quindi da quest'ultimo. Mi serviva una biga comoda su lunghi percorsi, possibilmente flessibile, in modo da poter affrontare qualche salita, o comunque percorsi non esclusivamente pianeggianti.

Pedalando nei week-end con Capitan Bbio e allenandomi per conto mio quasi ogni giorno ho capito parecchie cose. Innanzitutto che volevo i freni. Non uno, tutti e due. Questo per parecchi motivi. Ne cito due, i più importanti: pedalando in gruppo, in scia, si viaggia bene. Però si viaggia attaccati alla ruota di quello davanti, con tutto ciò che ne consegue. In più di una occasione ho dovuto scartare violentemente (tralaltro, quando avevo a mia volta qualcuno dietro, la cosa no era esente da problemi), o comunque dover provvedere a qualche inevitabile manovra di emergenza; casi in cui una frenata assistita avrebbe fatto molto comodo, sopratutto dopo tanti Km nelle gambe.

Quest'ultimo è proprio l'altro, fondamentale, aspetto: dopo tanti km la fatica si sente e gestire tutto solo con le gambe affaticate non è il massimo.

Ne aggiungo un terzo eventuale: in discesa (intesa nel senso crasto del termine, non il cavalcavia) il freno serve: o ammazzi un copertone di skidd o la suola delle scarpe o più semplicemente tu dato che tenere una biga brakeless a gambe ho scoperto non essere propiamente facile.

Tornando da capo, una biga frenata secondo me è essenziale in gara: non c'è niente da fare, in una alley si tira, spesso e volentieri più del solito perchè si è in trans-agonistica. Il freno di sicurezza ci vuole.

Quindi, nonostante adori il brakeless, abbia sempre utilizzato e continui ad utilizzare le altre mie fisse senza freni, su questa da allenamento/uscita, ed eventualmente alley, ho deciso di montarli entrambi. Scelta convinta e felice.

Metterli entrambi alla fine non implica maggiore sbattimento, ma di ritorno offre vari vantaggi: una modulazione globale della frenata pressochè ottima, grazie al fisso (quindi gamba) + ripartizione tra anteriore e posteriore. Inoltre nella configurazione che ho scelto, ovvero con piega, i freni offrono una posizione in più paragonabile al crono, regalando così un'ergonomia molto versatile sulla piega.

Passando alla tecnica: ho recuperato un vecchio paio di leve Gipiemme, con cavo passante interno. Soluzione otima perchè la mia piega (per me assolutamente comoda) è già scanalata.

Per deformazione mia anteriore sul destro. Occhio che le leve corsa vogliono i cavi corsa (testa differente), guaine teflonate una puntina di grasso e via, un bel taglio netto per non rovinare il cavo, cappuccetti alla fine e abbiamo una bici frenata! Si ma da cosa? Freni corsa Tektro abbastanza economici, neri. Proviamo a vedere come vanno... Li avrei preferiti cromo o comunque lucidi. Dietro non sta male sul telaio, ma davanti sulla forca cromata non mi piace troppo. Vabbè, non muore nessuno.

C'è solo da risolvere la questione dei passacavi, visto che il telaio ne è sprovvisto. Comincio a cercare in giro qualli cromatti. apriti cielo! Reazioni che vanno dallo stupito al divertito, passando per l'incredulità. Tralasciando quel pirla di ciclista sotto casa, che all'ennesima sua cazzata questa volta a decretato che non vada più là neanche per un nipple (raggi carissimi, componentistica pista dichiaratamente sovraprezzo perchè "tanto noi siamo dei pirla che compriamo lo stesso e bisogna approfittarne" e tante altre uscite del genere) che ne aveva una scatola intera e ha detto: "questi li vendo a 20 EURO l'UNO, però mica li dò a te, eh caro, li mando a Cinelli che li mette sulle sue fisse!". Grazie e arrivederci: dopo questa ti saluto amigo! Ah, se vi capita di evitarlo è quello in viale Abruzzi.

Gira che ti rigira da Ciclistica devono arrivare ma sono bloccati in posta e sembra che siano ormai persi nei meandri burocratici. In ogni caso si tratta di roba di importazione pesante e sono un po' caretti.

Ormai affranto per dover ripiegare su una soluzione poverella per bloccare la guaina al tubo, arriva il grande NAOS che me ne regala tre smontati da una sua vecchia bici, ancora perfetti e con le vitine! Purtroppo il mio tubo orizzontale è più largo e le vitine non ci arrivano.. AAARGH! che rabbia! comunque li monto lo stesso adattandoli con delle fascette: non si vede nulla però per essere precisi andrò lo stesso in ferramenta a prendere delle vitine più lunghe!

L'effetto non è niente male, niente, niente male!

sabato 5 settembre 2009

Work in progress

Altro step. Montato la Forca cromata, che in realtà è bella quanto volete, fa tanto vintage, ci sta da dio con il nero... ma pesa un accidenti. L'idea di una forca in carbonio, serie sterzo headset, adattore da 1 pollice per il supporto manubrio e supporto stesso sarebbe stata una follia: avrebbero superato il valore stesso del telaio. Quindi al momento rimaniamo con i piedi per terra e cerchiamo di fare un assemblaggio coerente. Tralaltro non ho una grande simpatia per gli headset e tutti quei ragni ragnettini e ragnettoni...

Per alloggiare il freno anteriore corsa ho dovuto lavora ben bene di trapano, in modo da far calzare il bloccaggio posteriore preciso nel buco. Ho poi segato la forca per adattarla alla giusta misura del tubo sterzo, azzeccando clamorosamente la lunghezza con una empiricissima misura ad occhio. Particolare non da poco la scanalatura nella parte filettata, che permette di infilare comodamente i distanziali della serie sterzo. CHe ci volete fare, di solito le forche che uso sono quelle più dritte che riesco a trovare in cicloffa, mica si può esser troppo raffinati! ;p

La serie sterzo Miche (1 pollice filettata su sfere) non è malvagia, ma in utilizzo neanche superlativa: c'è di meglio. In realtà è un po' rigida, e si sente. Inoltre chiede necessariamente di esser montata al telaio in maniera assolutamente perfetta, altrimentila resa fa cagare di brutto. Mi piaceva l'idea della schermatura per polvere e sporco, e poi mi è capitata una offertona a cui non ho potuto rinunciare, pagandola veramente poco. Quindi grande pazienza e assemblaggio con tutti i crismi del caso.

Grossi casini invece per il tubo sella: misura imbecille che mi ha costretto a ripiegare su un modello di reggisella che non era quello che volevo... Pazienza, sopravviverò lo stesso.

Quesito con la Susi n° 2378:

Federico ha tre pipe manubrio in casa papabili per questa biga, due da 8 e una da 10. Il pursuit monta una da 8 in cui la piega entra ma non entra il manubrio della jolie, La Jolie monta una da 8 in cui la piega non entra ma entra il manubrio del pursuit, la piega al momento monta una da 10 in cui entrano i manubri delle altre due bighe. Il pursuit necessita di una pipa da 8, così come la biga nuova, che però monterà la piega. Siccome Federico non vuole spendere soldi, come farà per utilizzare ciascuna pipa che possiede nel migliore dei modi?

Soluzione a pag. 41

venerdì 4 settembre 2009

Curiosi, eeeh?

La preparazione di Black Magic (o Black Betty?) è in pieno svolgimento. Ecco, finalmente, una foto di come si presenta fresca fresca di verniciatura. Serie sterzo Miche montata e pure MC Stronglight (si vabbè nella foto non è ancora su!).

In realtà i lavori procedono in ogni istante libero della giornata. Oggi l'ho provata, in versione provvisoria con i pezzi della Jolie, che equipaggeranno questa biga man mano che verranno fuori i soldi per i componenti definitivi.

Il fatto di avere la mia biga preferita smontata mi turba un po' devo dire... vabbè questione di tempo (speriamo poco), anzi, quasi quasi ne approfitterò per portarla finalmente a verniciare in modo serio!

E come insegna il buon mastro joanfran...

...On air: Back in black - AC/DC

mercoledì 26 agosto 2009

Amico mio, lasciatelo dire, sei proprio grezzo


Grezzo. Come me in fondo.

Mi piacerebbe un telaio artigianale, fatto come dico io, con gli angoli e i tubi che voglio. Effettivamente non ho ancora una buona esperienza in merito per poter determinare una cosa del genere con precisione, quindi meglio aspettare prima di metter mani al portafogli per qualcosa di definitivo.

Ho trovato questo però, che risponde bene ad alcuni canoni che ultimamente stavo cercando: un telaiaccio corsa con tubi non troppo nobili, visibilmente modificato nella parte posteriore.

Una cosa grezza insomma: non chiedo di meglio, visto anche che l'ho pagato per quello che vale, ovvero poco.

Non mi interessano geometrie da pista, visto che non devo usarlo né in città né in velodromo.

Primo step è stato rifilettare in cicloffa la scatola del MC. Questo telaio, per la cronaca, monta un passo inglese. Un telaio non esce dalla saldatura così bello e pronto per montare tutti i componenti di base. E' necessario lavorare di fino perchè questi possano essere alloggiati in modo preciso, sopratutto se si tratta di componentistica corsa o pista, con buon ritorno in termini di prestazioni e sensibilità. Bisognerà quindi ripassare bene anche il cannotto di sterzo per poter montare precisa la serie, nonchè altri lavoretti simili.

Prossimo passo, inoltre, sarà una bella verniciatura. Stavolta fatta per bene.

venerdì 17 luglio 2009

Porno, bike porno, bike porno porno

Ok amigo, forse avevamo già inteso che abbiamo due concezioni differenti del bike porno. In realtà non la ridurrei semplicemente così, parliamone..

E' vero però che ci sono un sacco di cose che mi fanno sbarellare sul serio. E non solo me.

Una a caso? Tallbike, of course!

Sarà che il buon Rocco ha quasi finito la sua nuova superpieghevole

sarà che ormai questo caldo è proprio fastidioso e le zanzare non mollano, fatto sta che anche il Cimetta ha fatto il grande passo:

dal risultato possiamo desumere facilmente la mano dell'autore: solo lui poteva metter vicino due telai dal connubio così esteticamente improbabile. Ma alla fine dei conti, il suo perchè è proprio questo*, davvero.**

Quindi limitiamoci a fare i complimenti a Gio per il nuovo destriero e prendiamo atto anche di un'altra cosa: andando in giro con Rocco già mi ero accorto di quanto le Tallbike lascino sgomente le donzelle. Non si tratta di sottili giochi di sguardi, o sfuggevoli e maliziose occhiate.

Ieri sera la prova del nove: tutte le ragazze sbroccano di brutto di fronte ad una bici a due piani. Sgranano gli occhi, spalancano la bocca con espressione ebete, si lanciano in reazioni esagerate e violente, tipo che cominciano a strattonare le amiche urlando "guarda quella cazzo di bici!!!", oppure si sbracciano, salutano, si fanno vedere. Oh, tutte fighe poi!

Insomma, robe dell'altro mondo... Non rimane altro che cominciare a pensare ad una Tallbike fissa, magari pursuit, in modo da risollevare la pessima nomea che affligge noialtri fissati! Azz, mi sa che qualcuno già ci ha pensato... giuro che lo aggiungo nella rubrica I love Pursuit! :°D

PS: comunque ieri sera in Critical Mass ho vinto la mia paura e finalmente l'ho provata sta minchia di biga a due piani: è una figarta pazzesca!!!

* Cit. Necessaria
** Cit. Necessaria

mercoledì 8 luglio 2009

Tallbike pieghevole by Rocco

In arrivo la nuova tallbike made in Rocco. Il nostro scienziato pazzo della bici ci aveva già regalato una chicca non da poco, prevedendo sulla sua bici a due piani un sistema per smontare il telaio, soluzione volta a facilitarne il trasporto.

A questo giro la cosa si fa più seria: sulla base di due graziellone da 24 una tallbike da viaggio altamente pieghevole. Facile direte voi... Sticazzi, rispondo io: si piega in quattro!

In attesa di vederla finita trovate la preview ufficiale della costruzione sul suo blog: Rocco salda il mondo.

Attenzione però, scatti bike-porn ad alto contenuto erotico-ciclofficinico!

giovedì 21 maggio 2009

Gabbiette

Ultimamente ho provato parecchi tipi di manopole e gabbiette. Spesso si parte in quarta con questi componenti, puntanto dritti all'estetica. Invece trovare un giusto feeling in questi due punti nodali spesso sottovalutati non è cosa da poco.

Concentriamoci sulle gabbiette. Inizialmente mi rifiutavo categoricamente di utilizzarne in plastica. Sinceramente non so bene perchè, ma mi ero incaponito su quelle in metallo che ho a lungo montato. Per intenderci tipo queste:

Il problema? Con questo tipo di gabbiette non ero per nulla comodo. O meglio, non ero comodo una volta strette a dovere. Siccome avere i piedi belli fissi in fissa è spesso cosa buona (spesso ma non sempre! diffidate dalle sentenze categoriche ;) ), mi sono incupito non poco. Non so se è un problema mio (molto probabile perchè alla fine anche con le scarpe mi trovo bene solo con determinate marche e modelli), fatto sta che quando avevo bisogno di maggiore grip il passante centrale per il cinghietto mi dava parecchio fasitidio sulla parte superiore del piede, a prescindere dal tipo di scarpa utilizzato.

Prendo le stesse gabbiette, però in plastica, risolvendo parzialmente la questione, in virtù di una maggiore elasticità. Inoltre ho notato una migliore propensione alla longevità: quelle in metallo necessitano di qualche cura, essendo comunque soggette a ruggine nella zona rivetti. Inoltre è logico prevedere un logorio direi fisiologico (gratta qua, gratta di là...) che porta ad uno sfaldamento della cromatura, aumentando così i punti di ruggine. Infine le gabbie in metallo si piegano e... si spezzano. Oltre un certo punto non je la fanno...

Step successivo, parzialmente convinto che la plastica in fondo non è così male mi piglio questo tipo:

l doppio foro mi risolve tutti i problemi esistenziali: il piede entra bene anche con i cinghietti già stretti di default e, nel mio caso, i due passanti laterali alleviano la pressione sulla parte superiore del piede, garantendomi finalmente quel compfort che tanto cercavo.

Da qui il passo al doppio cinghietto è breve, e arrivo a questo montaggio:

il cinghietto dietro passa attraverso pedale e fori della gabbietta, mentre quello davanti si blocca solo attraverso i pedali, rimanendo libero sulla gabbia. Soluzione questa adottata da molti. Sinceramente mi entusiasma fin da subito: piedi bloccati molto bene, zero fastidi.

Step ancora succcessivo: provare gabbie 1) in plastica 2) con quattro fori. Qui scatta il puro senso estetico, ovvero cercare un po' di pulizia con cinghietto doppio e gabbia predisposta. Riesco a trovare queste, che monto al volo sulla biga:


qui scatta il dietrofront:certo, la linea d'insieme rimane molto più ordinata, però un sistema a quattro fori non mi convince fino in fondo, almeno per i miei gusti e in confronto a quello utilizzato precedentemente, che ripristino nel giro di qualche giorno.

Perchè?

Beh il doppio cinghietto + gabbia dedicata offrono comunque un buon compfort, tenendo bello saldo il piede nella parte alta. anzi, fasciandolo nel vero senso della parola. Il problema è che, in confronto, i due cinghietti singoli offrono una serie di vantaggi in più.

Innanzitutto quello anteriore lo si può già stringere abbastanza di default: entrando nella gabbietta con la scarpa, questo (non passando attraverso occhielli) scivolerà in avanti serrando ben stretta la punta del piede. Si può in questo modo tenere il cinghietto dietro leggermente lasco per facilitare ulteriormente l'ingresso, andando a stringere al volo quando si comincia a pedalare con più brio. Per una pedalata scialla già il cinghietto davanti fa un ottimo lavoro. Inoltre avere la punta bella salda dà un'ottima sensazione.

Una volta stretto a morte quello dietro il piede è completamente bloccato al pedale nella sua lunghezza, perchè i punti saranno realmente due (in punta e nella parte alta).

Il mio consiglio è comunque quello di provare le varie soluzioni e vedere quale si adatta meglio al proprio stile di pedalata e sopratutto che risulta più comoda.

sabato 25 aprile 2009

Tensionatori

Ecco uno sfizio che volevo togliermi già da un po': i tensionatori per forcellini orizzontali. Mi sono fermato a vedere la vetrina di un ciclista da cui vado spesso, e li ho notati in un angolino. Fiondatomi dentro non ci ho pensato due volte a prenderli: identici a quelli che avevo adocchiato su ebay, ma ad 1/3 d del prezzo d'asta.

Come al solito mi pronuncerò meglio soltanto dopo un po' di rodaggio, però il primo acchito sembra favorevole. Il concetto è molto semplice:

un bulloncino da 10 che si avvita su una filettatura che termina in un occhiello. Subito dopo la rondellina la staffa che si appoggia all'uscita dei forcellini.

La parte scanalata si incastra tra i forcellini stessi. Avendo il mozzo già in perfetta battuta li ho montati con il piatto dell'occhiello esterno, che va a serrarsi direttamente tramite il dado di bloccaggio della ruota.

La regolazione della ruota è stata immediata: lasciando i dadi laschi e operando direttamente sui bulloncini dei tensionatori ho ottenuto una catena bella tirata e la ruota perfettamente centrata in meno di un minuto, con dispendio energetico e mentale pari a quello di un totano particolarmente abbioccato. Alla fine di tutto basta stringere i bulloni laterali in tutta comodità, senza il rischio di perdere la centratura con piccoli movimenti inevitabili in fase di serraggio.

E insomma, direte voi, hai scoperto l'acqua calda!

Ebbene si! Devo dire che questo piccolo tool sembra veramente molto comodo, offrendo tralaltro un grado di precisione decisamente buono.

Se la precisione si fa apprezzare (tirare la catena è comunque un'operazione fondamentale su una fissa: per esempio se non centri bene la ruota la catena gratta e scricchiola a suon di nacchere, la ruota non scorre bene, rischi di rovinare i componenti etc...), anche la gestione in sè di tutta l'operazione ha un buon ritorno in termini di semplicità e pulizia: ci si sporca molto di meno (avendo effettivamente meno a che fare con la ruota), e si lavora più di attrezzi. Logico che ci vuole pur sempre una piccola rettifica di mano per indirizzare la ruota nel senso giusto, ma la cosa viene è molto semplificata rispetto al forcellino "libero".

lunedì 20 aprile 2009

Questioni di feeling

Dopo due settimane di uso intensivo di Jolie Rouge (che ho portato a Udine e lasciato là per avere una fissa a disposizione da deicare ad un uso abbastanza specifico) sono tornato in sella al pursuit, e a mente fredda ho cominciato ad affrontare tanti piccoli ritocchi.

L'esigenza nasce da uscite sempre più lunghe e le aree su cui mi sono concentrato sono fondamentalmente tre:

- pedali
- sella
- manubrio

cominciamo con ordine:

1) ho cambiato le gabbiette. quelle che montavo, le classicissime in metallo da corsa mi davano qualche fastidio, sopratutto dopo un'oretta di pedalate più o meno spinte: credo che fosse dovuto da una combo di differenti fattori, tra cui scarpe non proprio ciclistiche, il mio piede che comunque ha una pianta abbastanza larga, e forse una posizione non proprio corretta sul pedale con una distribuzione non ottimale delle zone "bloccate". fatto sta che dopo un po' arrivavano formicolii e indolenzimenti.

mi sono concentrato quindi sulla "calzata" del piede.

avevo già provato delle gabbiette in plastica e, superate le iniziali reticenze verso il materiale, ne sono rimasto tendenzialmente soddisfatto. ho quindi preso un modello con doppio foro per il cinghietto. sulla fattura non mi pronuncio più di tanto perchè non sono un esperto. sembrano comunque discrete e sarà l'uso a sancirne la durevolezza.

con il foro doppio le cose sono cambiate in meglio: innanzitutto ingresso più facile della scarpa. inoltre, mettendo un cinghietto supplementare (ben stretto) sono riuscito a distribuire bene il bloccaggio e fin dalle prime pedalate cho notato un'ottima impressione di stabilità senza impiccare troppo il piede (con le conseguenze di cui sopra).

all'inizio pensavo che il doppio cinghietto fosse quasi un vezzo, invece mi pare che sia una soluzione molto comoda. anche qui saranno le uscite future a dare un responso più preciso in merito.

2) vorrei migliorare il comfort in sella. sto quindi provando vari modelli. mi accorgo sempre di più che la seduta è un nodo focale e per scegliere la sella giusta bisogna resettare la testa da qualsiasi velleità estetica e ragionare con un minimo di raziocinio, pena male a chiappe, palle o entrambe... anzi, invece che ragionare di testa è meglio farlo col culo! :D

la Iscaselle nera che montavo prima non era male in seduta, però leggermente larga sulle cosce. da qualche giorno ho tirato fuori una Italia che mi girava per casa: molto più stretta e bassa, però non mi soddisfa ancora, mentre sotto molti aspetti rimpiango la San Marco (con cui mi trovo molto bene) che ora monto sull'altra bici: la Concor potrebbe essere una delle scelte papabili. vorrei appena possibile provare la biga di Vic per vedere come va la famosa Unicanitor, e comunque credo proprio che smaronerò più di qualcuno per provare altri tipi di selle.

3) manubrio: settimana di test incrociati per trovare un giusto compromesso riser/manopole. la missione è quella di compensare la posizione del pursuit ottenendone una che permetta di sfruttarne il più possibile i vantaggi meccanici in corsa, evitando però affaticamenti di schiena e mani.

riser leggermente più basso recuperato in garage largo complessivamente 42 cm, manopole MHL. il riser è meno "curvo", le manopole (che dopo una serie di prove con vari tipi di fogge e materiali sono quelle con cui mi sono trovato meglio per quanto riguarda il compfort generale: morbide al punto giusto, ottimo spessore e grip) quindi stanno belle dritte e non seguono la curvatura (cosa che mi aveva dato qualche fastidio ai palmi). il manubrio è comunque largo, ma sinceramente non mi trovo bene con i riserini supercorti: preferisco stare bello piantato sul manubrio con la linea spalle-braccia solida e avere maggior controllo. per l'altezza siamo quasi al limite: più basso non si può (si avrebbe la postura ottimale per questo tipo di telaio, ma improponibile per un uso continuativo), la posizione è nervosa ma vivibilissima, il collo e la schiena non si affaticano neanche dopo qualche ora in sella e si lavora molto bene ed efficacemente con tutto il corpo.

ho voluto comunque recuperare il precedente riser, montato su una pipa cortissima (e provvisoria in attesa di una più decente). la posizione è così rialzata e arretrata. pensavo ad un uso più sciallo, ma in realtà è uno sfizio che mi sono tolto per montare le famose manopole a stelline! :D :D ebbene si, nel fare questa biga me ne sono battuto altamete le palle dell'estetica in sè per sè, quindi un tamarrata ogni tanto concedetemela!

e il crono? per ora preferisco il riser...

ho provato l'altro giorno il FIR a razze di NAOS. bella ruota, si sente subito la differenza. però non mi convince troppo: sono stato più che contento di rimontare la mia ruotina raggiata su cerchio a profilo basso! :D

i setting e gli upgrade quindi continuano inesorabili. diciamo che questa fase è, da un punto di vista, essenziale: se della biga si fa un uso limitato a spostamenti brevi è un conto, quando invece si comincia a stare in sella di più è meglio puntare alla funzionalità e comodità generale. da un altra prospettiva è anche divertente: provare vari componenti e soluzioni aiuta molto a farsi un'idea generale. anche questo è importante per trovare un assetto calzante.

mercoledì 22 ottobre 2008

Verniciare - I° tempo

raccolgo l'invito di Jaonfran di Biciclettas Blues (http://biciclettasblues.blogspot.com/) e spero che questo post possa servire anche a Indianrope di Thriller Graziella (http://thrillergraziella.wordpress.com/) che sta raccogliendo materiale proprio su questo argomento: verniciare (o RI-verniciare) una bici.

Il mio contributo sarà limitato ad un caso ben specifico: il classico pirla (come me!) che è perfettamente consapevole di esser negato con pennelli e bombolette, ma, nonostante tutto

1) vuole spendere il meno possibile

2) vuole fare tutto da sé ad ogni costo

quindi vediamo le opzioni che si prospettano a suddetto pirla. innanzitutto: in che condizioni è il telaio? molto spesso, da quello che mi è capitato di vedere (in me e negli altri), la bici in realtà, da un punto di vista pragmatico, non necessita di una nuova livrea. questo perchè:

- la verniciatura originale in realtà non è messa poi così male (mio caso specifico era quasi perfetta);
- la vericiatura originale ha comunque un ottimo standard qualitativo in termini di resistenza, a differenza della stragrande maggiornaza dei nostri interventi caserecci;

però bisogna anche considerare che:

- la vernice originale può anche esser rovinata, o, seppur in buono stato globale, avere comunque dei punti di debolezza (e conseguente ruggine);
- spesso ci troviamo di fronte a colori originali e livree improponibili, ai limiti della denuncia per molestie e offesa al buon costume;
- ci stiamo costreuendo la nostra bici, con le nostre sacrosante zampette, a nostra immagine e somiglianza, e, AMMETTETELO, pure voi guardate quei 4 rottami rugginosi ammucchiati per terra immaginandoveli belli scintillanti, di un colore fiammante scelto direttamente dall'olimpo dei vostri preferiti ;)

quindi per un misto di orgoglio personale, voglia di imparare, paura della ruggine e desiderio di far colpo sulle girls ai semafori, i nostri plumi et implumi eroi giungono alla disperata conclusione di riveniciare.

naturalmente le opzioni più razionali e che offrono il miglior risultato sono anche quelle più costose, et le prime ad esser accantonate. quindi, tendenzialmente, si procederà ad una preparazione della base, seguita da una coloritura fatta in prima persona, a pennello o spray.

la preparazione della base dipende dal grado di conservazione della verniciatura originale: se in buone condizioni basterà una leggera carteggiata, giusto per opacizzare la superficie, mentre se la vernice è rovinata occorerà decidere se intervenire localmente (smussando i bordi della zona "saltata" livellandoli con il ferro sottostante e rimuovendo l'eventuale ossidazione/ruggine emersa) oppure radicalmente sverniciando tutto il telaio. metodo migliore, per chi come me non ha troppa disponibilità di attrezzi a casa e in ciclofficina ci va comunque un paio di ore alla settimana, è lo sverniciatore, seguito da una finitura della superficie a spazzola di ferro, spugnetta abrasiva e carta vetrata.

in entrambi i casi, comunque, il fine è quello di ottenere una superficie il più possibile liscia e uniforme, che al contempo non crei problemi di grip. dopo una pulizia sgrassante accurata, molti si dedicano a tre diversi strati: base, colore, trasparente. io per ora mi sono assestato su un solo prodotto, il colore, eliminando le altre due fasi. ma che colore scegliere???

io ho provato, sino ad ora, lo smalto e lo spray. vediamoli entrambi, con relativi pro e contro.

1) smalto: ho utilizzato smalto da esterni 2 in 1 con l'atiruggine. puntualizzo: smalto classico e non gel. la gamma di colori e di marche è mooooolto varia e i prezzi tutto sommato decisamente contenuti (con una decina di neuri ti fai la biga). ho scelto la marca semplicemente comparando le varie in termini di facilità di posa, controindicazioni, tempi di asciugatura etc. quindi tutto lavoro di etichetta. in realtà ero partito per comprare il saratoga gel (lo so, pubblicità occulta, ma questo prodotto mi incuriosisce tantissimo...), e son trovandolo ho ripiegato per un prodotto alternativo.

pro: prezzo, gamma di colori ampia, buona tenuta da asciutto

contro: lasci i segni del pennello con una facilità imbarazzante (sopratutto se il pennello non è proprio amico tuo...), tempi di asciugatura non troppo brevi, abbastanza tenero ai colpi, si gocciola alla grande in pennellata, resa terrificante con il trasparente (tralaltro se passi il traparente troppo presto rischi di rovinare lo strato passato a smalto...)

2) bomboletta: si tratta in questo caso di uno smalto spray, anch'esso con antiruggine e non bisognoso di una base

pro: gamma di colori stra-ampia (anche se non ci sono alcuni effetti particolari...), asciugatura velocisssima, ottima resa se steso correttamente

contro: mentre con il pennello ti metti in un angolino anche in casa a pitturare, con lo spray devi esser più accorto, sia in fase di verniciatura, che in fase di asciugatura. in più se lo si fa in casa è un suicidio. si gocciola molto facilmente, sopratutto se si tergiversa troppo o non si è costanti con il getto e il movimento. quindi bisogna aver mano ferma e fare movimenti veloci (ciò è un contro perchè bisogna averci un po' di mano per riuscire a fare un lavoro che comunque non sia solo "coprente" ma anche e sopratutto esteticamente valido): la tecnica non è di immediata percezione (anche se, caso mio personale, dopo un po' riuscivo a maneggiare la bomboletta discretamente, evitando goccie e sbavature, mentre col pennello proprio niente da fare...). grande contro che ho rilevato è la resa in seguito: appena preparato il telaio era una figata, poi il colore ha cominciato a dare segni di cedimento: tenerissimo ai colpi (e anche ai graffi), mentre nelle parti di usura è saltato via subito (vedi forcellini posteriori). mi sono altresì accorto che tende a sbiadirsi: per esempio la catena per legare la bici è tutt sporca di azzurro e le relative parti in attrito visibilmente scolorite.... MANNAGGIA!

comunque, nonostante tutti questi "contro" non credo che sia da condannare una bella riverniciata. bisogna però aver ben chiaro quale sarà il risultato se fatta in casa e se è la prima (o una delle prime volte) che si fa una cosa del genere. non si avrà qualcosa di perfetto, pari ad un nuovo da vetrina.

alcuni consigli:

- sbavature: ci saranno, ci saranno... santa pazienza: si aspetta che il colore asciughi, carteggiata per rimuoverle e ritocco(oppure se si deve ancora dare una mano di colore si procede)

- mani di colore: tante e leggere con lo spray. un paio a pieno con lo smalto, senza cincischiare troppo il colore: deve uniformarsi da sé. tutto sta nel dare una buona passata col pennello, il più uniforme possibile.

- trasparente: io mi sono trovato malissimo, tant'è che ho dovuto rimuoverlo tutto (tralaltro rovinando l'ultima mano di colore data che era venuta molto bene...). fondamentalmente bisogna andare non leggeri, LEGGERISSIMI, in più passate. se si esagera forma dei goccioloni terrificanti, sia a vedersi che a togliersi.

in questo momento sono indecisissimo sul da farsi: vorrei tenere il Ganna nudo e crudo, però sono anche conscio che è una superficie perfettamenbte liscia su cui potrei, per esempio, sperimentare il gel, magari lasciando alcune zone a ferro lucidato (forcellini, raccordi,etc,)...

boh, intanto attendo vostre esperienze vernicianti, commenti, sfoghi etc. ;)

Ruota anteriore finita! o quasi...

Ho finito il cerchio anteriore. Quasi finito per la precisione: manca il nastro paranipples e la gommatura.

Ecco di seguito il sunto, senza pretese, di quanto fatto. In quanto neofita crapulone, che osserva gli altri e poi fa comunque di testa sua, spero che possa essere di aiuto ad altri nella mia stessa situazione. Cercherò quindi di puntualizzare le minchiate fatte, in modo da evitare ad altri di perder tempo e invocar santi come mi capita sovente.

Mi sono divertito molto a sistemare questa ruota, sopratutto per quanto riguarda la raggiatura.

- ho tolto il nastro paranipples vecchio e smontato i raggi, facendo attenzione a non graffiare il cerchio in alluminio (è facilissimo segnarlo...).

- ho così rimosso il mozzo e smontato il sistema di sgancio rapido, l'asse con relativi coni, dadi e controdadi nonchè i cuscinetti.

- pulizia a fondo con il diesel di tutti gli elementi elencati nel punto precedente, con relativo sgrassaggio a seguire. importantissima questa ultima fase: diesel e grasso non vanno molto daccordo!

- fase di osservazione: una volta sgrassati i componenti mi sono messo a guardarli con attenzione, per verificarne lo stato. Tutto a posto: le corsie dei cuscinetti intonse e non rigate, i serraggi erano solo molto sporchi e lo sgancio rapido un po' ossidato. Scopro che quest'ultimo è un Miche, mentre l'asse è campagnolo (vedi ? come per magilla pulendo riaffiorano i punzoni!).

- lucidatura di tutti i componenti e del cerchione. occhio all'ossido man mano che si lucida: bisogna rimuoverlo subito e non spalmarlo, pena sporcare il disco inutilmente e dover passare una seconda sulla parte da lucidare per togliere la strisciata opaca.

- ho ricomprato i cuscinetti e rimontato tutto il mozzo, ingrassandolo per bene. dopo una prima registrazione di massima ho rimosso il grasso in eccesso spurgato.

- ho controllato le condizioni dei raggi: erano semplicemente molto sporchi, ma tutti ancora belli dritti e senza alcun problema. li ho quindi puliti per bene con carta abrasiva fine e paglietta.

- a questo punto ho raggiato, seguendo lo schema dell'altra ruota.

bisogna fare attenzione ad impostare bene il lavoro, perchè poi, una volta partiti, si procede quasi in automatico. io, per esempio, ho sbagliato di impostare un lato nella foga di cominciare, ed infatti risultava sfalsato (tre raggi alla fine non riuscivano ad entrare nei nipples) mentre l'altro era troppo "tirato". smonta tutto, bestemmia e dieci sigarette...

consiglio quindi di affrontare questo lavoro, la prima volta, con estrema calma, e sopratutto ragionando molto. alla fine è come le assonometrie che si facevano a scuola in disegno tecnico: se si osserva con attenzione lo schema, poi basta ragionare secondo punti di arrivo, di partenza, ed incroci. i raggi devono passare attraverso tutti questi riferimenti secondo uno schema che si ripete fino alla chiusura della ruota. se fatto tutto correttamente la ruota si raggia da sé. inoltre la ripetitività del tutto consente di mantenere molti check che ti permettono di controllare man mano se stai procedendo nella maniera più corretta.

ulteriore nota: all'inizio volevo cambiare lo schema di raggiatura (avevo a disposizione 36 fori su flangia e cerchione), magari tentando la via del radiale. alla fine ho optato per provare in terza, così come era in origine. questo perchè ho voluto recuperare i raggi e provare comunque un incrocio. il risultato mi pare ottimo, considerando che era la prima volta: ad occhio non ha scarti in rotazione (pare decisamente dritta, di sicuro più di quella che monto ora!) , anche se alla prima data utile in ciclofficina, darò una bella registrata definitiva al mozzo e vedrò di darle una campanata di controllo.

venerdì 17 ottobre 2008

Mi piacciono i piani ben riusciti



Starò diventando un po' nerd? Probabile.

Mi sono lanciato, in orari abbastanza assurdi, in ossequio agli altri impegni che pervadono le mie giornate, in uno dei lavori che più mi danno soddisfazione: lucidare con la mola.

Per esser precisi utilizzo sia una mola che il trapano.

Sulla mola ho montato due dischi multipli di cotone molto spessi, uno a trama dura e uno molto morbido, che utilizzo con due tipi di pasta: abrasiva e brillantante (che poi non è altro che un'abrasiva poco aggressiva). Sono dei dischi che normalmente utilizzo per lucidare e che ho trovato tempo fa solo dopo parecchie ricerche.

Sul trapano, che mi permette di lavorare di fino, monto i classici dischi di cotone con occhielli in ferro che si trovano in ferramenta, di due differenti diametri. Il più piccolo è utilissimo per gli angoli difficili.

Dopo tutto il climax di carte abrasive, più o meno bagnate, sto pian piano ripassando telaio, cerchio anteriore e mozzo anteriore. Alla ruota posteriore mi dedicherò un secondo momento.

Il risultato è ottimo: i componenti sembrano rinascere a nuova vita, lasciandosi alle spalle sporco e quel velo patinato conferito dall'età.

Il telaio è un lavoro un po' lungo. Mi servirebbe un bel morsetto (acquisto che sto rimandando ormai da troppo tempo...), quindi mi arrangio come posso.

In foto due preview di come stanno procedendo i lavori. Scusate la qualità pessima, ma sono un fotografo abbastanza maldestro.

hemm.. forse non si era ancora capito, ma ho deciso di lasciare il Ganna nudo! ;)

Il discorso verrà approfondito in un post prossimo a venire dedicato alla verniciatura. Intanto posso dire che ho deciso di intraprendere la via dell'olio di gomito, portando pian piano i tubi del telaio a specchio. L'unico apporto sarà una mano di trasparente.

Insomma, sarà che il discorso verniciatura è ancora da approfondire ampiamente, sarà un desiderio di essenzialità, ma a questo giro si farà un FERRO nudo e crudo nel vero senso della parola!

mercoledì 15 ottobre 2008

La quadratura del cerchio


Un nuovo arrivo. Anzi due.

Sono tornato a casa per il week-end. Dopo pranzo mi sono rintanato in garage con Michele a parlare di bici, rituale che da un po' di tempo a questa parte si ripete puntualmente mentre mamma e sorella si abbioccano.

Mi mostra la sua ultima creatura, una graziella custom moooolto interessante che verrà pubblicata su questo forum non appena mi arriveranno le foto.

Alla fine della lunga chiacchierata mi regala due bei cerchioni Maccari in alluminio da 36 fori, completi di mozzi, sempre in alluminio, Campagnolo con sistema di serraggio rapido.

Inizio con calma a lavorarci su per rimetterli in copleta efficienza. Innanzitutto ho deciso di concentrarmi sull'anteriore, che prevedo occuperà il mio tempo libero per i prossimi giorni.

Ho smontato subito nastro paranipples e raggi e ho dato una prima lucidata a mozzo e cerchio con paglietta e carta fine. Poi, forte di paste abrasive già in casa in buona quantità e varietà, il prossimo step sarà un bel lavoro di mola e rulli per tirare i componenti a specchio! Suvvia una lucidata non sta mai male, no?

Per quanto riguarda il mozzo lo finirò di smontare per dare una bella pulita, cambiare i cuscinetti e reingrassare tutto a dovere.

Arrivato a queso punto mi divertirò a provare la mia prima raggiatura... hehe, non corriamo troppo e procediamo, come al solito, un passettino alla volta.

In foto una preview del mio piccolo cantiere domestico: il telaio Ganna e i cerchi Maccari.

domenica 28 settembre 2008

nuova bici in arrivo!

Ho un telaio nuovo.

Era abbandonato a se stesso in un angolino della ciclofficina, completamente ricoperto di ruggine. Quasi senza pensarci su la settimana scorsa ho cominciato a grattarlo e adesso comincia a vedersi qualcosa di interessante.

La coltre rossastra in realtà vien via bene, lasciando in mostra una vecchia struttura da corsa decisamente più leggera del mio attuale "cancello", in condizioni tutt'altro che pessime. Il fregio anteriore è completamente consunto, però smobilitando i potenti mezzi offerti dal uòrduàiduèb scopro che la marca è Ganna, Varese... me piace, me piace assai!

Per ora ho preso solo una decisione: nessun intervento di seghetto 1) perchè non ha passacavi esterni ;) 2) voglio mantenere il telaio così com'è: riconvertito e che si veda.

Ho già una mezza idea sui componenti che ci monterò su, questo giro niente "pesca magica" alla ricerca di un pezzo qualsiasi che funzioni: ho le idee più chiare sul tipo di ruote (cerchi/pignoni/raggiatura), guarnitura e movimenti (serie sterzo e centrale) che vorrei. rimane da vedere se riesco a trovarne qualcosa d'occasione prima di rivolgermi al nuovo. Se possibile vorrei anche provare a raggiare, sotto la supervisione di qualche malcapitato in ciclofficina. Nel frattempo, con santa pazienza, preparerò la base.

Ho due opzioni: quella che tutti mi stanno consigliando, ovvero continuare di olio di gomito e finirlo così com'è, grezzo. Effettivamente ci starebbe benissimo e in più mi leverebbe l'impaccio di dovermi preoccupare della vernice. Sarebbe un "ferro" perfetto per l'utilizzo cittadino, senza fronzoli e nudo.

Dall'altra parte però vorrei cercare di migliorarmi un po' nella verniciatura e nelle finiture: non mi dispiacerebbe neanche impegnare il tempo che dedicherò alla ricerca dei componenti in una livrea personalizzata, magari con qualche soluzione estetica ricercata.

Intanto che ci penso finisco di tirar via la ruggine, che ce n'è ancora un bel po' nei punti più "ostici" ;)

mercoledì 24 settembre 2008

Si stava meglio quando si stava peggio...


Ecco come si presentava la mia base di partenza dopo la prima pulizia, ovvero dopo aver smontato parafanghi, freni, dinamo, luci e cavetteria.

Non doveva essere una brutta bici. Anzi, il telaio era ben fatto, anche se forse un po' pesantino. Si parlava l'altro giorno in un negozio di cicli di come ad oggi la gente piuttosto che metter mano sulla propria vecchia bici preferisce buttarla via e comprarsene una da 50 euro al supermercato.

Questa non era in condizioni pietose: una sella, due ruote e qualche lavoretto l'avrebbero rimessa su strada senza troppi problemi.

Purtroppo sono arrivato io... Purtroppo? ;)