domenica 4 gennaio 2009

Cafè Racer


Scusate ma ho fatto un po' di casini con i post! Per fortuna ho recuperato tutto ;)
Specifico pure che momentaneamente la bici è mezza smontata e di nuovo nella vecchia versione per carenza di pezzi legata a ciclopasticci paralleli, comunque quanto prima tornerà in strada in veste Cafè Racer (forse con qualche ulteriore upgrade)!

L'ennesima evoluzione interessa solo ed esclusivamente sella e manubrio, ma il risultato è tale da stravolgere un po' tutto. Già da un po' volevo che la mia bici preferita, ormai l'unica (per ora) circolante fosse il più possibile comoda per girare in città, versatile e facile da portare anche bardato in giacca e cravatta.

Via quindi piega e pipa e largo ad un manubrio da passeggio da donna: posizione arretrata, schiena eretta e braccia più larghe. Manopole nere in gomma e sella nuova, anch'essa nera: più larga e imbottita rispetto alla San Marco che ora trova altra collocazione, senza rinunciare alla sua anima corsaiola, vista la provenienza pistaiola.

Queste due note di nero mi piacciono un casino sul telaio lasciato a nudo.

Confermato il 52/22, combinazione con cui giro bene in assoluta tranquillità vista la maneggevolezza.

Ho rubato dall'ambito motociclistico l'etichetta "cafè racer" per intitolare questo post e definire meglio la nuave veste della piratessa. E' una definizione abbastanza strana, anche perchè non facilmente inquadrabile. Diciamo che è un modo di intendere la moto nato un bel po' di anni fa in Inghilterra: moto veloci, sbruffone e casinare, spesso derivate da numerosi taglia e cuci su vecchi modelli o addirittura assemblando componenti di diverse maestranze, ottenendo così ibridi tanto belli ed eleganti quanto assurdi. I vecchi motard alla Marlon Brando, con tanto di brillantina e chiodo in pelle o giaccone da aviatore si sfidavano in gare cittadine (ricorda qualcosa?) e si davano appuntamento presso bar e pub, da qui la definizione Cafè racer.

Gli anni passano, e il fascino per queste moto nude, sportive e molto cool diventa moda allo stato puro e le case produttrici cominciano a valutare lo stile commercializzando modelli anche di grande successo: sono un terreno ottimo per i poser del motociclismo, i famosi bulli da bar di paese.

Ma gli appassionati restano, e di fianco alla massa rimangono gli eredi dei motard inglesi che fanno delle CR una vera e propria filosofia di vita, dando spazio ad una branca del custom molto interessante.

Orbene, tutta questa pappardella per dire che quando ho dato il colpo d'occhio globale alla mia bici dopo queste 2 piccole modifiche mi è tornato in mente quando da ragazzino rimanevo affascinato dalla CR che vedevo sulle riviste specializzate o quando seguivo i miei genitori ai motoraduni.

Naturalmente la cosa è meno sborona di quanto possa sembrare: semplicemente, in maniera molto più casereccia e, sopratutto, per puro caso credo che mi sia venuta fuori una bici che inconsapevolmente incarna molti di quegli aspetti: pezzi recuperati a destra e a manca, spesso incoerenti fra di loro, spesso vintage, assemblati a forza cercando di ottenere qualcosa buono per correre. Ma anche la semplicità, l'eleganza del ferro lasciato nudo, delle imperfezioni e degli sbuffi di grasso intorno a movimenti e mozzi.

Per ultimo il fattore moda: si è discusso ultimamente di questo aspetto. Volevo anche io aprire un post in merito, però poi ci ho ripensato e ne approfitto per dire la mia qui, prendendo spunto da quanto ho detto prima: come le CR la mia bici incarna una moda, una moda nata però a partire da un contesto preciso, perpretata da appassionati ed infine cavalcata negli anni dai famosi poser, modaioli o chicchessia.

Quindi tanto vale ammetterlo e pace: la fissa è tale e quale. C'è chi la vive perchè è la moda del momento e fa figo, e chi invece ci va in giro ogni giorno senza seguire blog, siti o partecipare ad alleycat o conoscere altri fissati, chi ci va da 30 anni e chi ha cominciato una settimana fa e la sua unica preoccupazione è il tanto famigerato freno davanti.

Secondo me è inutile creare distinzioni, polemiche, discussioni dai toni accesi. Come è inutile fare a gara su chi è arrivato prima, dopo o durante, chi è duro e puro o chi tra un mese metterà una Cinelli nuova di pacca in soffitta. Appassionati, dilettanti allo sbaraglio e poser... chissenefrega, l'importante è divertirsi e non prendersi mai troppo sul serio, ci sono già troppe rotture di balle da affrontare ogni giorno!

2 commenti:

joanfran ha detto...

l'evoluzione di questa bici mi stupisce sempre più, veramente molto bella la versione caffè race: pezzi forse incoerenti ma tutti voltati all'uso quotidiano e molto neo retrò.
probabilmente la migliore jolie rouge.
adesso aspettiamo di vedere il progetto che è celato nei post: quello corsaiolo.

lord casco nero ha detto...

prossimo gadget il clacson a trombetta.

Gio come al solito mi ha battuto sul tempo mentre ero troppo intento ad imbarcarmi in progetti malati... :)