mercoledì 15 ottobre 2008

La quadratura del cerchio


Un nuovo arrivo. Anzi due.

Sono tornato a casa per il week-end. Dopo pranzo mi sono rintanato in garage con Michele a parlare di bici, rituale che da un po' di tempo a questa parte si ripete puntualmente mentre mamma e sorella si abbioccano.

Mi mostra la sua ultima creatura, una graziella custom moooolto interessante che verrà pubblicata su questo forum non appena mi arriveranno le foto.

Alla fine della lunga chiacchierata mi regala due bei cerchioni Maccari in alluminio da 36 fori, completi di mozzi, sempre in alluminio, Campagnolo con sistema di serraggio rapido.

Inizio con calma a lavorarci su per rimetterli in copleta efficienza. Innanzitutto ho deciso di concentrarmi sull'anteriore, che prevedo occuperà il mio tempo libero per i prossimi giorni.

Ho smontato subito nastro paranipples e raggi e ho dato una prima lucidata a mozzo e cerchio con paglietta e carta fine. Poi, forte di paste abrasive già in casa in buona quantità e varietà, il prossimo step sarà un bel lavoro di mola e rulli per tirare i componenti a specchio! Suvvia una lucidata non sta mai male, no?

Per quanto riguarda il mozzo lo finirò di smontare per dare una bella pulita, cambiare i cuscinetti e reingrassare tutto a dovere.

Arrivato a queso punto mi divertirò a provare la mia prima raggiatura... hehe, non corriamo troppo e procediamo, come al solito, un passettino alla volta.

In foto una preview del mio piccolo cantiere domestico: il telaio Ganna e i cerchi Maccari.

venerdì 3 ottobre 2008

Milano by night

Qualche sera fa si rientrava a casa dopo una festa di laurea con il buon vecchio Nephasto e l'Austriaco. Arrivati all'altezza di casa abbiamo proseguito dritti, volevamo vedere questi benedetti fenicotteri nel giardino della villa in centro.

Ne è nata una bella pedalata notturna in giro per le stradine più o meno nascoste di Milano. Un giro puramente fine a se stesso, chiachierando e senza un percorso preciso.

Ieri sera ho replicato da solo, prima di andare a letto. Mi sono rivestito e sono andato fino in piazza del duomo, complice l'aria fresca ma non troppo.

Corso Vittorio Emanuele quasi deserto ha un che di magico. Arrivato in piazza mi sono fermato ad osservare il duomo: da quando vivo qui l'ho sempre visto impacchettato come un salame, e ieri sera l'ho potuto finalmente guardare quasi finito, ben illuminato e senza il nugolo di piccioni e turisti che affollano la zona di giorno.

Al ritorno vie, viuzze e vicoli un po' a caso.

Che dire: molti odiano questa città, io l'amo per tutta una serie di motivi che non sto ad elencare. Ma girare così di notte, senza il caos, il traffico e il rumore ti da qualcosa. Pedalare al lume dei lampioni, senza fare rumore, ti fa entrare in contatto con lei: vedi le vetrine statiche nella loro immobile lucentezza e gli uffici chiusi. Qualche finestra ancora illuminata, qualcuno che ancora lavora. Immagini tutti tranquilli a casa o a bere in qualche pub con gli amici.

La mattina seguente saranno di nuovo a imprecarsi a vicenda sulla stessa strada che ora è deserta... tutto sembra molto più grande.

Sono tornato a casa di buon umore.

martedì 30 settembre 2008

La velocità relativa

Sarò la persona meno indicata a parlare di geometrie. O quella che nella sua beata ignoranza ne sa di più... Sinceramente non m'interessa perchè preferisco le sensazioni.

E oggi ad un certo punto ne ho provate molte pedalando. Complice un'onda verde inaspettata che mi ha accompagnato dall'ufficio a casa. Cose mai viste, robe dell'altro mondo! Ho afferrato la piega e, bello teso, ho cominciato a puntare i semafori rossi che man mano diventavano verdi pochi metri prima del mio passaggio.

Ho così potuto spingere sui pedali, e mentre lo facevo è successo: il ritmo era fluido e vinta la pacata inerzia del passeggio le gambe sembravano scorrere da sole. Qui mi sono reso conto di una cosa: le gabbiette, il manubrio, la velocità stanno migliorando la mia pedalata. Parlo di una piccola conquista personale: ho sepre cavalcato la bici con fare bighellone, scomposto e un po' rocker, con la sigaretta all'angolo della bocca.

Ora i piedi sono in posizione efficace, le ginocchia parallele al cambrone che regolari vanno su e giù tra le braccia ben salde sulla piega. Spesso e volentieri sfrutto il sellino che ho voluto ben avanzato, mi sollevo sui pedali e tutto il peso si protrae sulla strada.

E' una bella sensazione perchè mi permette di vivere la mia "velocità relativa". Cos'è? secondo me è quella velocità che ti permette di entrare in vera sintonia con la bici. Relativa perchè non è assoluta, da "gara": è quella del mezzo che stai guidando, che sia o meno un mostro da competizione o una semplice graziella. Scevro da ogni sistema o imposizione, con il mio cancello da passeggio e i cerchioni di recupero mi sembra di volare. la velocità relativa è un metro che si misura con se stessi e basta, non esistono altri punti di riferimento.

Da cosa dipende? un mix di geometrie e feeling. Per quanto le geometrie della mia bici siano approssimative ed emozionali mi permettono di spingerla finchè non mi sembra di scorrere su un binario, liscio e pulito. Il corpo impara a starci su composto, evitando affaticamenti inutili e massimizzando le risorse. Tutto dipende dalle gambe, e le gambe girano, girano, girano...

Un punto di partenza e uno di arrivo, in mezzo si pedala come se ci fosse solo quello da fare, la testa sulla strada, non si parla al cellulare, non si pensa agli scazzi con la tipa o con il capo. Neanche al prosciutto in offerta al supermercato o alle sigarette da comprare.

Sarò ben lontano da prestazioni da cronometro, ma chissenefrega, non è quello il punto: basta provare l'emozione di essere tutt'uno con la bici, un unico, grande ingranaggio oliato e funzionante, lanciato e libero di sentire i muscoli che lavorano felici. Non è una gara contro il tempo, contro gli altri mezzi o il traffico.

E' pura e semplice sintonia, che ti fa dimenticare il resto.

Forse sta proprio qui il vero divertimento.

O senso?

Boh...

domenica 28 settembre 2008

nuova bici in arrivo!

Ho un telaio nuovo.

Era abbandonato a se stesso in un angolino della ciclofficina, completamente ricoperto di ruggine. Quasi senza pensarci su la settimana scorsa ho cominciato a grattarlo e adesso comincia a vedersi qualcosa di interessante.

La coltre rossastra in realtà vien via bene, lasciando in mostra una vecchia struttura da corsa decisamente più leggera del mio attuale "cancello", in condizioni tutt'altro che pessime. Il fregio anteriore è completamente consunto, però smobilitando i potenti mezzi offerti dal uòrduàiduèb scopro che la marca è Ganna, Varese... me piace, me piace assai!

Per ora ho preso solo una decisione: nessun intervento di seghetto 1) perchè non ha passacavi esterni ;) 2) voglio mantenere il telaio così com'è: riconvertito e che si veda.

Ho già una mezza idea sui componenti che ci monterò su, questo giro niente "pesca magica" alla ricerca di un pezzo qualsiasi che funzioni: ho le idee più chiare sul tipo di ruote (cerchi/pignoni/raggiatura), guarnitura e movimenti (serie sterzo e centrale) che vorrei. rimane da vedere se riesco a trovarne qualcosa d'occasione prima di rivolgermi al nuovo. Se possibile vorrei anche provare a raggiare, sotto la supervisione di qualche malcapitato in ciclofficina. Nel frattempo, con santa pazienza, preparerò la base.

Ho due opzioni: quella che tutti mi stanno consigliando, ovvero continuare di olio di gomito e finirlo così com'è, grezzo. Effettivamente ci starebbe benissimo e in più mi leverebbe l'impaccio di dovermi preoccupare della vernice. Sarebbe un "ferro" perfetto per l'utilizzo cittadino, senza fronzoli e nudo.

Dall'altra parte però vorrei cercare di migliorarmi un po' nella verniciatura e nelle finiture: non mi dispiacerebbe neanche impegnare il tempo che dedicherò alla ricerca dei componenti in una livrea personalizzata, magari con qualche soluzione estetica ricercata.

Intanto che ci penso finisco di tirar via la ruggine, che ce n'è ancora un bel po' nei punti più "ostici" ;)

giovedì 25 settembre 2008

Considerazioni sui freni: si, no, boh...

Due differenti contesti, stesso argomento.

Proprio oggi, sul blog Bicifissa, un nuovo post dedicato alla frenata: senza freni... nuove considerazioni. L'ho letto con interesse in coda a tutti gli altri interventi etichettati "senza freni"

Proprio oggi, uscendo con la mia compagnia di amici, mi sono presentato con la mia fissa invece che con la solita MB. Facile immaginare l'argomento che ha egemonizzato parte delle discussioni della serata.

Girare senza freni.

Il riferimento al Blog Bicifissa non è peregrino, perchè mi da un buono spunto per questo post, arricchito da alcuni discorsi fatti questa sera. In particolare alla chiacchierata con un caro amico, vigile e motociclista.

Tutti erano perlopiù presi da un senso di attrazione/repulsione per una guida senza freni. Un ragazzo mi ha addirittura chiesto perchè mai non ho montato i freni, e non riusciva proprio a capacitarsene, concludendo in favore di una mia sicura dimenticanza.

Con il mio amico abbiamo fatto invece una serie di considerazioni molto interessanti. Innanzitutto volevo sapere se in servizio, a livello teorico, mi avrebbe fatto storie per via dell'assenza di freni. Il discorso invece è scivolato su ben altro: tralasciato il dato formale codicistico abbiamo considerato insieme quella che è la situazione delle strade.

Automobilisti estremamente indisciplinati (per tutta una serie di motivi vari ed eventuali) che intasano la citta con manovre improbabili dettate dalla fretta, dal nervosismo e molto spesso dalla distrazione.

Nei buchi motociclisti e scooteristi, soventemente improvvisati, che si lanciano spesso e volentieri in sorpassi di prepotenza sulla destra e manovre brusche.

Pedoni che pensano a chissà cosa o telefonano a chissà chi che si lanciano in mezzo alla strada senza guardare, come il più classico dei gatti neri che ti si para davanti all'improvviso.

Ciclisti molto distratti. Uomini in cravatta e pc aperto sul manubrio, donne con la spesa per un mese, ragazzini che cercano di impennare con pesanti mountainbike in pieno corso buenos aires o vecchi melfermi (spesso col cappello).

Distrazione. Girando per milano in bici ho sempre avuto questa impressione. Adesso ne ho la conferma. In questo dedalo di ostacoli, spesso pericolosi, c'è chi gira con più testa. E di solito si tratta pure delle categorie più a rischio (chiamalo istinto di sopravvivenza...): il mio amico mi raccontava come ha grossi problemi a girare in moto cercando di seguire le regole più basilari (come tenere la sinistra in coda), e molto spesso il groviglio di situazioni sopra citate lo mette in situazioni impegnative in cui è richiesto quel minimo di padronanza e feeling con il mezzo a due ruote che solo l'esperienza e l'uso quotidiano può dare. Cosa che molti non hanno, sopratutto se le due ruote sono motorizzate.

In auto, in moto o in bici, con o senza freni, essenziale credo che sia quel minimo di cultura della strada che ti fa agire considerando anche gli altri utenti, anche nel gesto più semplice come aprire una portiera o sorpassare un'auto se sei su due ruote in coda.

I miei genitori mi hanno insegnato a sciare avendo sempre sotto controllo la pista: guardare bene prima di partira se arriva qualcuno, tenere la propria traiettoria, non tagliare la strada o stare attaccati a qualcuno, non forzare la mano se non si è sicuri di poter gestire la propria sciata a dovere.

Queste regole si adattano molto bene alla strada. Difficilmente però sono tenute in considerazione.

Tornando al punto di partenza, girare senza freni è una scelta che dovrebbe innanzitutto partire dal ciclista ed esser soppesata a dovere, proprio in vista di un inserimento in una "pista" cittadina che, si voglia o no, è comunque invasa da tantissimi altri mezzi. E' vero, guidare una fissa richiede concentrazione, e tendenzialmente si è più reattivi nelle manovre se si entra nel giusto ordine di idee. Però la teoria non basta, deve esser supportata anche dalla pratica: chi toglie i freni deve comunque garantire a se stesso e agli altri una reazione reale in caso di bisogno.

Faccio un esempio: psicologicamente mi sento tranquillo senza freni. So di poter riuscire a fermarmi senza problemi. Però c'è un dato di fondo che non ho ancora specificato: mi sento tranquillo perchè mantengo un'andatura tale che, al mio grado di padronanza attuale del mezzo, mi consenta di affrontare un pericolo x qualsiasi senza portarmi ad accendere un cero alla prima chiesa utile.

Insomma regolo la mia pedalata globale su ritmi abbastanza tranquilli per ora. Anche perchè imparato non ci sono proprio nato, e credo che ne dovrò percorrere abbastanza di strada per arrivare ad una padronanza ottimale. Qui entra in gioco poi l'utilizzo quotidiano e ogni giorno prendo un po' di confidenza in più, quindi le manovre pian piano cominciano ad essere più fluide e il ritmo leggermente più sostenuto.

Usare la testa quindi è un discorso che funziona a priori, ancora prima di mettersi sulla strada: bisogna essere e sentirsi sicuri, aver ben presenti i propri limiti e prendere le proprie decisioni di conseguenza. Credo che questa sia una buona base per poi lavorare sull'esercizio quotidiano, anche fuori dalla strada, per imparare manovre che poi possono tornare utili on the road.