mercoledì 22 ottobre 2008

Ruota anteriore finita! o quasi...

Ho finito il cerchio anteriore. Quasi finito per la precisione: manca il nastro paranipples e la gommatura.

Ecco di seguito il sunto, senza pretese, di quanto fatto. In quanto neofita crapulone, che osserva gli altri e poi fa comunque di testa sua, spero che possa essere di aiuto ad altri nella mia stessa situazione. Cercherò quindi di puntualizzare le minchiate fatte, in modo da evitare ad altri di perder tempo e invocar santi come mi capita sovente.

Mi sono divertito molto a sistemare questa ruota, sopratutto per quanto riguarda la raggiatura.

- ho tolto il nastro paranipples vecchio e smontato i raggi, facendo attenzione a non graffiare il cerchio in alluminio (è facilissimo segnarlo...).

- ho così rimosso il mozzo e smontato il sistema di sgancio rapido, l'asse con relativi coni, dadi e controdadi nonchè i cuscinetti.

- pulizia a fondo con il diesel di tutti gli elementi elencati nel punto precedente, con relativo sgrassaggio a seguire. importantissima questa ultima fase: diesel e grasso non vanno molto daccordo!

- fase di osservazione: una volta sgrassati i componenti mi sono messo a guardarli con attenzione, per verificarne lo stato. Tutto a posto: le corsie dei cuscinetti intonse e non rigate, i serraggi erano solo molto sporchi e lo sgancio rapido un po' ossidato. Scopro che quest'ultimo è un Miche, mentre l'asse è campagnolo (vedi ? come per magilla pulendo riaffiorano i punzoni!).

- lucidatura di tutti i componenti e del cerchione. occhio all'ossido man mano che si lucida: bisogna rimuoverlo subito e non spalmarlo, pena sporcare il disco inutilmente e dover passare una seconda sulla parte da lucidare per togliere la strisciata opaca.

- ho ricomprato i cuscinetti e rimontato tutto il mozzo, ingrassandolo per bene. dopo una prima registrazione di massima ho rimosso il grasso in eccesso spurgato.

- ho controllato le condizioni dei raggi: erano semplicemente molto sporchi, ma tutti ancora belli dritti e senza alcun problema. li ho quindi puliti per bene con carta abrasiva fine e paglietta.

- a questo punto ho raggiato, seguendo lo schema dell'altra ruota.

bisogna fare attenzione ad impostare bene il lavoro, perchè poi, una volta partiti, si procede quasi in automatico. io, per esempio, ho sbagliato di impostare un lato nella foga di cominciare, ed infatti risultava sfalsato (tre raggi alla fine non riuscivano ad entrare nei nipples) mentre l'altro era troppo "tirato". smonta tutto, bestemmia e dieci sigarette...

consiglio quindi di affrontare questo lavoro, la prima volta, con estrema calma, e sopratutto ragionando molto. alla fine è come le assonometrie che si facevano a scuola in disegno tecnico: se si osserva con attenzione lo schema, poi basta ragionare secondo punti di arrivo, di partenza, ed incroci. i raggi devono passare attraverso tutti questi riferimenti secondo uno schema che si ripete fino alla chiusura della ruota. se fatto tutto correttamente la ruota si raggia da sé. inoltre la ripetitività del tutto consente di mantenere molti check che ti permettono di controllare man mano se stai procedendo nella maniera più corretta.

ulteriore nota: all'inizio volevo cambiare lo schema di raggiatura (avevo a disposizione 36 fori su flangia e cerchione), magari tentando la via del radiale. alla fine ho optato per provare in terza, così come era in origine. questo perchè ho voluto recuperare i raggi e provare comunque un incrocio. il risultato mi pare ottimo, considerando che era la prima volta: ad occhio non ha scarti in rotazione (pare decisamente dritta, di sicuro più di quella che monto ora!) , anche se alla prima data utile in ciclofficina, darò una bella registrata definitiva al mozzo e vedrò di darle una campanata di controllo.

venerdì 17 ottobre 2008

Mi piacciono i piani ben riusciti



Starò diventando un po' nerd? Probabile.

Mi sono lanciato, in orari abbastanza assurdi, in ossequio agli altri impegni che pervadono le mie giornate, in uno dei lavori che più mi danno soddisfazione: lucidare con la mola.

Per esser precisi utilizzo sia una mola che il trapano.

Sulla mola ho montato due dischi multipli di cotone molto spessi, uno a trama dura e uno molto morbido, che utilizzo con due tipi di pasta: abrasiva e brillantante (che poi non è altro che un'abrasiva poco aggressiva). Sono dei dischi che normalmente utilizzo per lucidare e che ho trovato tempo fa solo dopo parecchie ricerche.

Sul trapano, che mi permette di lavorare di fino, monto i classici dischi di cotone con occhielli in ferro che si trovano in ferramenta, di due differenti diametri. Il più piccolo è utilissimo per gli angoli difficili.

Dopo tutto il climax di carte abrasive, più o meno bagnate, sto pian piano ripassando telaio, cerchio anteriore e mozzo anteriore. Alla ruota posteriore mi dedicherò un secondo momento.

Il risultato è ottimo: i componenti sembrano rinascere a nuova vita, lasciandosi alle spalle sporco e quel velo patinato conferito dall'età.

Il telaio è un lavoro un po' lungo. Mi servirebbe un bel morsetto (acquisto che sto rimandando ormai da troppo tempo...), quindi mi arrangio come posso.

In foto due preview di come stanno procedendo i lavori. Scusate la qualità pessima, ma sono un fotografo abbastanza maldestro.

hemm.. forse non si era ancora capito, ma ho deciso di lasciare il Ganna nudo! ;)

Il discorso verrà approfondito in un post prossimo a venire dedicato alla verniciatura. Intanto posso dire che ho deciso di intraprendere la via dell'olio di gomito, portando pian piano i tubi del telaio a specchio. L'unico apporto sarà una mano di trasparente.

Insomma, sarà che il discorso verniciatura è ancora da approfondire ampiamente, sarà un desiderio di essenzialità, ma a questo giro si farà un FERRO nudo e crudo nel vero senso della parola!

giovedì 16 ottobre 2008

La Graziella di Michele





Michele, insieme a Fabio, è uno dei miei maggiori interlocutori ed ispiratori, da un anno a questa parte, in fatto di bici.

Si può ben dire che sia già arrivato ad un punto di equilibrio e, nonostante continui a cercare di assemblare e migliorare bici da passeggio per mia madre e mia sorella, per sè preferisce telai piccoli, pighevoli, prestanti e, come si può vedere in foto, con una posizione di guida molto caratteristica: manubrio molto alto. cosa che risulta in effetti comoda.

Questo quindi è ciò che vuole, e lo si nota anche dalle altre Grazielle assemblate che girano in garage e dai telai che ancora attendono una giusta ispirazione. Ci sarebbe tanto da dire, sopratutto per altri pezzi che si intravedo qua e là: una bibici, una pighevole con trasmissione a cinghia dalla pozizione di guida malatissima, e altre chicche.

Al momento sta cercando di capire come utilizzare uno splendido telaio in alluminio grezzo. Attendiamo fiduciosi.

Per quanto riguarda il mezzo in foto è frutto di una lunga evoluzione. Questa bici, in origine, l'ho usata pure io per un periodo, ma era alquanto diversa: al tempo era una graziella alleggerita e resa più performante, contropedale e una bella passata a grezzo di vernice parasassi da auto. Si guidava molto bene in città, comoda sul pavè e sempre bella liscia in pedalata.

Adesso l'upgrade l'ha portata ad altri livelli. I lavori hanno interessato un po' tutto il mezzo, cerchiamo di elencarli.

Il telaio è stato segato e modificato nella zona cannoto di sterzo per poter accogliere la forcella anteriore di una MB da bambino. E' stato creato un nuovo riser per il manubrio a partire da una vecchia pipa da corsa segata e unita ad un reggisella. Tutti i raccordi sono stati realizzati artigianalmente, così come il sistema di fissaggio del riser stesso. Attacco manubrio di una MB sverniciato e riportato a grezzo. Freno anteriore nuovo e in mezzo al manubrio un bel faro anni '50 di recupero.

Al posteriore mozzo con contropedale e cambio integrato interno a 3 velocità, dinamo eun piccolo faro bullet, sempre di recupero.

Guarnitura, come si può notare, importante. Pedali nuovi da MB. Si può notare sotto la sella una placca paracolpi sagomata realizzata in alluminio. Presto in arrivo una seconda sul cambrone, che si collocherà in posizione anteriore rispetto al classico serraggio da graziella, pensata per appoggiare il piede sulla canna senza sporcare la verniciatura.

Quest'ultima comunque non è tanto delicata: saratoga gel per cancelli grigio forgia.

Che dire? A me sta graziella, ME piace! Me piace assai!

mercoledì 15 ottobre 2008

La quadratura del cerchio


Un nuovo arrivo. Anzi due.

Sono tornato a casa per il week-end. Dopo pranzo mi sono rintanato in garage con Michele a parlare di bici, rituale che da un po' di tempo a questa parte si ripete puntualmente mentre mamma e sorella si abbioccano.

Mi mostra la sua ultima creatura, una graziella custom moooolto interessante che verrà pubblicata su questo forum non appena mi arriveranno le foto.

Alla fine della lunga chiacchierata mi regala due bei cerchioni Maccari in alluminio da 36 fori, completi di mozzi, sempre in alluminio, Campagnolo con sistema di serraggio rapido.

Inizio con calma a lavorarci su per rimetterli in copleta efficienza. Innanzitutto ho deciso di concentrarmi sull'anteriore, che prevedo occuperà il mio tempo libero per i prossimi giorni.

Ho smontato subito nastro paranipples e raggi e ho dato una prima lucidata a mozzo e cerchio con paglietta e carta fine. Poi, forte di paste abrasive già in casa in buona quantità e varietà, il prossimo step sarà un bel lavoro di mola e rulli per tirare i componenti a specchio! Suvvia una lucidata non sta mai male, no?

Per quanto riguarda il mozzo lo finirò di smontare per dare una bella pulita, cambiare i cuscinetti e reingrassare tutto a dovere.

Arrivato a queso punto mi divertirò a provare la mia prima raggiatura... hehe, non corriamo troppo e procediamo, come al solito, un passettino alla volta.

In foto una preview del mio piccolo cantiere domestico: il telaio Ganna e i cerchi Maccari.

venerdì 3 ottobre 2008

Milano by night

Qualche sera fa si rientrava a casa dopo una festa di laurea con il buon vecchio Nephasto e l'Austriaco. Arrivati all'altezza di casa abbiamo proseguito dritti, volevamo vedere questi benedetti fenicotteri nel giardino della villa in centro.

Ne è nata una bella pedalata notturna in giro per le stradine più o meno nascoste di Milano. Un giro puramente fine a se stesso, chiachierando e senza un percorso preciso.

Ieri sera ho replicato da solo, prima di andare a letto. Mi sono rivestito e sono andato fino in piazza del duomo, complice l'aria fresca ma non troppo.

Corso Vittorio Emanuele quasi deserto ha un che di magico. Arrivato in piazza mi sono fermato ad osservare il duomo: da quando vivo qui l'ho sempre visto impacchettato come un salame, e ieri sera l'ho potuto finalmente guardare quasi finito, ben illuminato e senza il nugolo di piccioni e turisti che affollano la zona di giorno.

Al ritorno vie, viuzze e vicoli un po' a caso.

Che dire: molti odiano questa città, io l'amo per tutta una serie di motivi che non sto ad elencare. Ma girare così di notte, senza il caos, il traffico e il rumore ti da qualcosa. Pedalare al lume dei lampioni, senza fare rumore, ti fa entrare in contatto con lei: vedi le vetrine statiche nella loro immobile lucentezza e gli uffici chiusi. Qualche finestra ancora illuminata, qualcuno che ancora lavora. Immagini tutti tranquilli a casa o a bere in qualche pub con gli amici.

La mattina seguente saranno di nuovo a imprecarsi a vicenda sulla stessa strada che ora è deserta... tutto sembra molto più grande.

Sono tornato a casa di buon umore.