
Oggi, finalmente, il giro inaugurale. La ruota posteriore è ancora quella di emergenza, in attesa che sia finita quella vera propria, e (per pigrizia perchè già montato su) neanche il pignone è quello giusto.
L'impressione però è pazzesca: un cambio dal giorno alla notte... L'avevo già timidamente testata in fase di assemblaggio, ma non era mai del tutto serrata, quindi solo poche pedalate in cautela.
Oggi invece tutt'altro.
Qualche via presa in tranquillità giusto per prendere confidenza, molte soste per regolare sella e manubrio. Poi, trovato la giusta postura ho cominciato a prenderla molto più in scioltezza, e mi sono accorto che con questa bici non riesci a non spingere sui pedali. La posizione, la leggerezza... Insomma le gambe sembrano voler caricare da sole e mi sono ritrovato senza neanche farci caso a fare un bel giro tirato lungo la circonvallazione.
Nonostante un rapporto bello duro risulta essere ben più reattiva delle altre mie fisse
morbide e l'impressione impugnando il manubrio è quella di avere una katana tra le mani: precisa, affilata, veloce.
Sono tornato a casa estremamente soddisfatto.
Adesso qualche nozioncina: il telaio è un inseguimento Faggin 55 x 58, per il quale devo ringraziare
Pistamania e sopratutto Anna (visto che è stato il suo regalo di natale).
Movimento centrale Gipiemme; guarnitura e corona da 50 t Campagnolo; pedali Gipiemme Sprint (trovati in ciclofficina). Le gabbiettte e le cinghiette erano montate sui vecchi pedali della Ganna.
Serie sterzo Gipiemme; la pipa manubrio, abbastanza corta, è quella che montavo sulla Ganna prima dell'attuale, mentre il manubrio è un 3ttt.
Vecchi cerchi profilo basso per tubolare Nisi, arrivati direttamente dal velodromo e ampiamente snobbati (nessuno li vuole, quindi me li piglio io), mozzo anteriore Gipiemme flangia bassa, posteriore flip flop da pista Legnano flangia alta, ghiera in alluminio Campagnolo; pignone: provvisorio un 17 (come dicevo sopra per motivi di pigrizia...) che sviluppa un bel 79.4 x 17 punti skid, in attesa di metter su il pignone da 18 (75.0 x 9 di skid) che giace sulla mia scrivania vicino al mouse. Sinceramente devo ancora decidere il rapporto il (49/18 m'ispira..). Fatto sta che l'indecisione non mi ruba sonno, quindi farò con calma qualche prova.
Sella San Marco Laser (anche questa rubata a Jolie) e reggisella Gipiemme.
Dovrebbe esserci tutto. Me la sono montata con calma, senza fretta e con i componenti che volevo. Adesso manca solo una bella lucidata generale (quando ne avrò voglia) e qualche altro componentino per competarla: un mozzo posteriore pista flangia bassa Gipiemme (o Campagnolo), pedali da pista Gipiemme o Campa.
Per essere chiari subito: con la misura 58 mi trovo benissimo e non è troppo grande; si, lo so cosa sono i tubolari e voglio provarli. So anche la differenza che corre tra Gipiemme e Campagnolo.
Quindi direi chiusa qui ogni questione prima che nasca.
Di solito non bado al peso. Non bado a molte cose in realtà, però ieri per curiosità l'abbiamo fatto in ciclofficina: 8 Kg circa. Credo di non aver mai avuto una bici che pesasse meno di me...
Porterà un nome russo, perchè è
rossa come il Viburno, e perchè assemblata in un inverno freddissimo e pieno di neve.
In realtà tutta la bici è completamente italiana dalla testa ai piedi (o dal manubrio alle ruote?), ma in fondo a me piacciono queste approssimazioni a spanne.
Una volta si faceva così, e si viveva sicuramente meglio.